P.Berol. inv. 5009 (MP3 164; LDAB 398) fu edito per la prima volta da F. Blass nel 1880;[1] in séguito fu riedito da altri studiosi, fra cui H. Diels nel 1885,[2] e infine da M. Chambers nel 1967.[3] Si tratta di due frammenti (il fr. I misura cm 14.3 x 13, il fr. II cm 9.8 x 19) di un codice papiraceo, testimone della tradizione manoscritta dell'Athenaion Politeia di Aristotele, come riconobbe per primo T. Bergk nel 1881.[4] Il grande merito di Chambers è quello di aver presentato uno studio sistematico del papiro di Berlino usando come confronto[5] il testo del noto papiro dell'Athenaion Politeia di Londra (P.Lond.Lit. 108), edito per la prima volta da F. Kenyon nel 1891.

    Una nuova indagine autoptica sul papiro di Berlino è stata effettuata da Guido Bastianini, da Franco Montanari e da me nel novembre 2005 presso la Papyrussammlung di Berlino. I risultati emersi da questa autopsia sono stati in parte pubblicati nel volume Commentaria et Lexica Graeca in Papyris reperta (CLGP) I.1.4 (Aristoteles-schede) 266–267, e ulteriori progressi sono stati fatti utilizzando le immagini digitali del papiro ottenute dopo un intervento di restauro, grazie alla disponibilità di F. Reiter.

    I nuovi dati sulle caratteristiche bibliologiche del manufatto modificano in parte le informazioni presenti nell'edizione di Chambers. Questi dati sono elencati e schematizzati nella colonna di destra della tabella[6] alla fine della comunicazione e riguardano:

    1. il formato del codice;
    2. il rapporto tra il fr. I e il fr. II;
    3. la presenza di un restauro effettuato in età antica;
    4. la datazione;
    5. la presenza di scoli.

    1) Il formato del codice

    Le condizioni attuali del papiro sono tali che oggi in molti punti non è possibile leggere il testo a causa dell'inchiostro svanito, ma le tracce di scrittura sono ben riconoscibili. Quindi è identificabile il contenuto: il fr. Ia (↓) conserva Ath. Pol. 12.3–4, il fr. Ib (→) 13.1–5; il fr. IIa (→) conserva 21.4–22, 3 e il fr. IIb (↓) 22.4–7.

    Le indicazioni relative al contenuto del fr. II sono leggermente diverse da quelle di Chambers (21.4–22.4 nel fr. IIa [→] e 22.4–8 nel fr. IIb [↓]). Infatti, dal controllo autoptico alla luce di una lampada a raggi ultravioletti risulta che nel fr. II, sia sulla pagina a che sulla pagina b, il r. 25 è l'ultimo della pagina. Nel fr. IIa l'ultimo rigo è ἔτει δὲ μετὰ ταῦτα δωδεκάτῳ νικήσαντες τὴν, oggi quasi del tutto illeggibile: le lettere che si vedono più chiaramente sono la sequenza πολ di πολέμαρχος nella parte finale del r. 24. Nel fr. IIb l'ultimo rigo è ναυ]|πηγήσατο τριήρεις ἑκατόν, ἑκάστου ναυ|[πηγουμένου, la cui lettura è molto difficoltosa: le ultime lettere leggibili con sicurezza sono εισαμενων di δανεισαμένων al r. 24. Al di sotto del r. 25 si trova il margine inferiore che reca sporadiche tracce di inchiostro, ma queste tracce sono in realtà impronte o macchie casuali, non scrittura. Quindi i 9 righi in più per pagina che sono riportati nell'edizione di Chambers non sono presenti e devono quindi essere considerati perduti nella parte superiore della pagina rispettivamente successiva: al loro posto abbiamo invece un ampio margine inferiore.

    La conferma di questa situazione è data anche dal confronto con il fac-simile del papiro pubblicato da Diels nel 1885: anche qui è visibile il margine inferiore. La presenza di tracce sporadiche ha indotto l'autore del fac-simile a trascrivere lettere isolate al di sotto dell'ultimo rigo.

    Il margine inferiore
    Il margine inferiore
    Confronto con il fac-simile di Diels
    Confronto con il fac-simile di Diels

    A questo punto, le dimensioni di una pagina del codice sono così ricostruibili con buona approssimazione, grazie al confronto con il testo del papiro di Londra. Il campo di scrittura di una pagina misura almeno 20 cm per l'altezza,[7] con un margine inferiore (visibile nel fr. II) di 5 cm e un margine superiore stimabile in 3 cm (questo margine è andato perduto, con i righi iniziali di ogni pagina, in entrambi i frammenti).[8] L'altezza del codice arriva così a 28 cm. La larghezza del campo di scrittura[9] è di 11 cm, con un margine esterno di 4 cm (conservato nel fr. II) e un margine interno di 1.5 cm (conservato nel fr. I). La larghezza della pagina è quindi di 16.5 cm. Il codice rientra dunque nel "Group 6" (16 x 28).[10]

    Infine Chambers, op.cit. (sopra, n. 3) 63–64, valuta intorno a 66 il numero delle pagine necessarie in questo codice per accogliere il testo dell'intera Athenaion Politeia. Questo dato è puramente indicativo poiché è basato sul numero di lettere per rigo (43) presenti in media nell'edizione Teubner dell'Athenaion Politeia curata da H. Oppermann.[11]

    Il formato del codice
    Il formato del codice

    2) Il rapporto tra il fr. I e il fr. II

    La reciproca posizione dei due frammenti, visti dalla parte con le fibre orizzontali, permette di ricavare un nuovo dato sul rapporto fra il fr. I e il fr. II. Il fr. I conserva anche una parte dell'altra metà del bifoglio: si vede la piegatura mediana del bifoglio e il margine interno delle due pagine. Purtroppo i resti di testo dell'altra metà sono troppo esigui per consentire una sicura identificazione con parti già note dell'Athenaion Politeia, per cui è impossibile dire se questo foglio così malridotto precedesse o seguisse, nel codice, il foglio connesso.

    Ma è possibile che il fr. I e il fr. II appartengano allo stesso bifoglio? Secondo Chambers è possibile, anche se non ci sono sufficienti dati a sostegno dell'ipotesi.[12] A questo proposito, un nuovo dato è ricavabile dall'analisi del papiro. Sulle facce perfibrali sono ben visibili due kolleseis: una prima kollesis è visibile nel fr. Ib (→) a circa 3.5 cm a destra dal bordo di frattura e una seconda kollesis è visibile nel fr. IIa (→) a circa 4.5 cm a sinistra dal margine. Nell'ipotesi che i due frammenti appartengano allo stesso bifoglio avremmo dunque un unico kollema di circa 21 cm di larghezza, che è una misura, di per sé, assolutamente plausibile.[13] Da un confronto diretto tra il fr. I e il fr. II, risulta però con sufficiente evidenza che il fr. II non appartiene allo stesso bifoglio del fr. I: le rispettive facce perfibrali, in effetti, non mostrano nessuna somiglianza nella struttura delle fibre, all'interno di quello che dovrebbe essere, nell'ipotesi, un unico kollema.

    La struttura delle facce perfibrali: un unico bifoglio?
    La struttura delle facce perfibrali: un unico bifoglio?

    3) Il restauro antico

    Dall'autopsia dell'originale è emerso che sul fr. II è stato eseguito un restauro antico. Oltre alla kollesis "regolare,"[14] nella pagina a, più a destra è visibile invece una kollesis "anomala." Infatti, una striscia di papiro è stata incollata al margine esterno del foglio, con lo scopo di rinforzarlo: questo intervento di restauro è avvenuto quando il codice era già in uso, come si evince dalla sfrangiatura del bordo originario.[15] Le fibre della striscia di papiro sono disposte perpendicolarmente alle fibre del foglio stesso: dalla parte del fr. IIa si vedono le fibre verticali della striscia a destra delle fibre orizzontali della pagina. Dalla parte del fr. IIb si vedono le fibre orizzontali della striscia a sinistra delle fibre verticali della pagina. La striscia di rinforzo è incollata sopra la pagina b (↓) e si soprammette al foglio originario del codice per almeno 1 cm.

    Il restauro antico
    Il restauro antico

    4) La datazione del papiro

    La grafia del papiro è stata attribuita da alcuni studiosi, fra cui Chambers, op.cit. (sopra, n. 3) 54–55, al II sec. d.C.; da altri, fra cui Kenyon,[16] al IV sec. d.C. La scrittura, di tipo rotondo e non costante, è databile, a mio parere, almeno alla fine del III, se non al IV sec. d.C., sulla base delle caratteristiche di alcune lettere: omicron talvolta piccolo, rho con occhiello grande e asta verticale che scende sotto il rigo, alpha con sacca grande e occhiello piccolo in alto, kappa in due movimenti, in cui la parte superiore destra è tracciata in legatura con l'asta verticale.

    È difficile proporre un parallelo paleografico davvero calzante:[17] oltre ai testi indicati in CLGP I.1.4, p. 266, nota 3, può essere utile un confronto con P.Brit.Libr. inv. 2852 + P.Ryl. III 489 (MP3 1290),[18] frammenti di un codice di Lisia dell'inizio del IV sec. d.C.

    5) La presenza di scoli

    Chambers, op.cit. (sopra, n. 3) 62, riferisce che nei margini esterni del codice sarebbero presenti tracce di scoli ormai illeggibili. Dall'indagine autoptica non risulta la presenza di scoli, nemmeno sottoponendo il papiro alla luce di una lampada a raggi ultravioletti, per far risaltare la presenza di inchiostro. Anche in questo caso, come per i righi di testo "supplementari" trascritti da Chambers, le tracce di inchiostro non sono resti di scoli svaniti, ma semplici sbavature o impronte lasciate dal contatto con altri fogli. È significativo il confronto con un altro codice papiraceo, del V sec. d.C., contenente gli Analitici Secondi di Aristotele, P.Berol. inv. 5002 (CPF I.1* 24.1 = MP3 158): in questo caso i righi di annotazione nei margini si riconoscono distintamente.[19]

    In conclusione, i nuovi dati ricavati dall'autopsia del papiro portano a precisare alcune caratteristiche dell'Athenaion Politeia di Berlino, che rivelano un libro[20] leggermente diverso rispetto a quello presentato da Chambers, op.cit. (sopra, n. 3) 65. Risulta un codice di dimensioni maggiori, poiché quando era integro doveva raggiungere i 28 cm di altezza, e più recente, essendo stato scritto nel IV e non nel II sec. d.C. Ciò che resta di questo codice testimonia che non è stato "oggetto di cure testuali," attraverso annotazioni nei margini, ma che è stato in qualche modo "oggetto di cure," sia pure di genere diverso: infatti, il restauro effettuato in età antica dimostra che chi lo eseguì era ben consapevole dell'importanza di questo manufatto. Questo tentativo di preservare il testo da danneggiamenti materiali è molto significativo perché, come è noto, si sono conservate fino ai giorni nostri le parti, più o meno estese, di due sole copie dell'Athenaion Politeia di Aristotele:[21] tutte le altre copie sono andate perdute. E se abbiamo i frammenti di questo codice di Berlino, in parte è proprio grazie a questo restauro.

    I dati bibliologici a confronto
    Edizione M. Chambers CLGP
    1)
    Altezza della pagina: cm 24 circa
    (altezza del campo di scrittura cm 20
    + margine inferiore cm [2]
    + margine superiore cm [2])
    Larghezza della pagina: cm 15.3
    (larghezza del campo di scrittura cm 10.3
    + margine interno cm 1
    + margine esterno cm 4)
    Contenuto
    Athenaion Politeia
    12.3–4 (fr. Ia [↓])
    13.1–5 (fr. Ib [→])
    21.4–22.4 (fr. IIa [→])
    22.4–8 (fr. IIb [↓])
    Altezza della pagina: cm 28 circa
    (altezza del campo di scrittura cm 20
    + margine inferiore cm 5
    + margine superiore cm [3])
    Larghezza della pagina: cm 16.5 circa
    (larghezza del campo di scrittura cm 11
    + margine interno cm 1.5
    + margine esterno cm 4)
    Contenuto
    Athenaion Politeia
    12.3–4 (fr. Ia [↓])
    13.1–5 (fr. Ib [→])
    21.4–22.3 (fr. IIa [→])
    22.4–7 (fr. IIb [↓])
    2) È probabile che i due frammenti appartengano allo stesso bifoglio Non è probabile che i due frammenti appartengano allo stesso bifoglio
    4) II sec. d.C. IV sec. d.C.
    5) Tracce di scoli sono presenti nei margini esterni Non ci sono scoli: le tracce non sono riconducibili a scrittura
    Plate I: P.Berol. inv. 5009, fr. Ia (↓) (foto di J. Liepe)
    Plate I
    P.Berol. inv. 5009, fr. Ia (↓) (foto di J. Liepe)
    Plate II: P.Berol. inv. 5009, fr. Ib (→) (foto di J. Liepe)
    Plate II
    P.Berol. inv. 5009, fr. Ib (→) (foto di J. Liepe)
    Plate III: P.Berol. inv. 5009, fr. IIa (→) (foto di J. Liepe)
    Plate III
    P.Berol. inv. 5009, fr. IIa (→) (foto di J. Liepe)
    Plate IV: P.Berol. inv. 5009, fr. IIb (↓) (foto di J. Liepe)
    Plate IV
    P.Berol. inv. 5009, fr. IIb (↓) (foto di J. Liepe)

    Notes

    • *

      Ringrazio D. Delattre, R. Janko e R. Cribiore per la discussione seguita all'intervento.return to text

    1. F. Blass, "Neue Papyrusfragmente eines Historikers im Aegyptischen Museum zu Berlin," Hermes 15 (1880) 366–382.return to text

    2. H. Diels, "Über die Berliner Fragmente der Ἀθηναίων πολιτεία des Aristoteles," Abhandlungen der königl. Akad. der Wiss. zu Berlin, Philos.-hist. Kl. II (1885) 1–57.return to text

    3. M.H. Chambers, "The Berlin Fragments of the Ath. Pol.," TAPhA 98 (1967) 49–66. Per la bibliografia completa sul papiro, vedi Corpus dei papiri filosofici greci e latini (CPF) I.1* 24.8, p. 281.return to text

    4. T. Bergk, "Zur Aristotelischen Politie der Athener," RhM 36 (1881) 87–115.return to text

    5. Vedi Chambers, op.cit. (sopra, n. 3) 50.return to text

    6. I dati divergenti sono evidenziati in grassetto.return to text

    7. La pagina integra doveva contenere 37 righi, come calcolato da Chambers. Se i 25 righi conservati occupano 14 cm in altezza, i 12 righi perduti dovevano occupare circa 6/7 cm, per un totale, appunto, di più di 20 cm.return to text

    8. Nel fr. I nulla rimane dei margini superiore e inferiore, ma è conservata parte del solo margine interno: di conseguenza non è possibile stabilire a quale altezza nel foglio si collocasse il frammento.return to text

    9. Ogni rigo contiene da 32 a 42 lettere, in media 36/37 (vedi Chambers, op.cit. [sopra, n. 3] 63).return to text

    10. Descritto da E.G. Turner, Typology of the Early Codex (Philadelphia 1977) 18.return to text

    11. D'altra parte non ci si può basare sulla distribuzione del testo nel papiro di Londra, poiché quest'ultimo è un prodotto librario con un'impaginazione poco rigorosa e caratterizzato da frequenti abbreviazioni.return to text

    12. Chambers, op.cit. (sopra, n. 3) 63–64, oltre alla ricostruzione delle dimensioni del codice, propone anche una ricostruzione abbastanza precisa della distribuzione del testo perduto fra fr. Ib e fr. IIa, ma i calcoli sono necessariamente troppo approssimativi. Infatti, se si può determinare con buona verosimiglianza la quantità di testo che era presente nel fr. IIa, perché è conservato il margine inferiore e, quindi, i 12 righi che mancano per completare la pagina si trovavano sicuramente prima dei righi conservati, non si può invece determinare la quantità di testo che il fr. Ib conteneva dopo la frattura, poiché non sappiamo a quale porzione della pagina corrisponda. I 12 righi da integrare potrebbero trovare posto tutti dopo il testo di Ib (questa è l'ipotesi di Chambers, ma senza fondamento), oppure sia prima che dopo. Quindi il calcolo che porta a distribuire esattamente su 8 pagine il testo in lacuna fra la fine del fr. Ib (cap. 13.5) e l'inizio del fr. IIa (cap. 21.4) è poco utile per determinare se i due frammenti siano parte dello stesso bifoglio.return to text

    13. Fra la kollesis e il bordo di frattura nel fr. I ci sono 10 cm, a cui bisogna aggiungere lo spazio occupato dalla parte sinistra perduta della pagina del fr. IIa, circa 5 cm, e, infine, lo spazio fra il bordo di frattura e la kollesis del fr. IIa, cioè 6 cm.return to text

    14. Vedi sopra 2) per la presenza di kolleseis.return to text

    15. L'evidente sfrangiatura del margine rende poco probabile l'ipotesi che la kollesis anomala indichi la presenza di un protokollon, e che quindi le tracce di inchiostro corrispondano a resti di scrittura cancellata di un rotolo, tagliato per ricavare i bifogli del codice.return to text

    16. Aristotelis Atheniensium Respublica, recognovit brevitque adnotatione instruxit F.G. Kenyon (Oxford 1920) p. IV.return to text

    17. Vedi G. Cavallo, La scrittura greca e latina dei papiri. Una introduzione (Pisa 2008) 119–120, per le caratteristiche delle scritture nel IV sec. d.C.return to text

    18. Una riproduzione parziale si trova in P.Ryl. III, plate 10, e in G. Cavallo e H. Maehler, Greek Bookhands of the Early Byzantine Period: A.D. 300–800. BICS Suppl. 47 (Londra 1987) Pl. 8b.return to text

    19. Vedi Aristoteles 1 CLGP, pp. 246–247.return to text

    20. Dall'analisi della scrittura, chiara e sicura, e dai dati bibliologici (primo fra tutti l'ampiezza dei margini) è possibile affermare con una certa sicurezza che i frammenti provengono da un vero e proprio libro. Non ci sono elementi che giustifichino la definizione di "esercizio scolastico," proposta in anni precedenti la pubblicazione del papiro di Londra, quando era stata formulata l'ipotesi che i brani restituiti dal papiro non provenissero da un libro con l'intera opera, ma fossero degli excerpta copiati da uno studente.return to text

    21. Per i papiri dell'Athenaion Politeia vedi CPF I.1* 24.7–9(T) e 42T–45T e M. Manfredi, "L'Athenaion Politeia di Aristotele e i papiri," in A.H.S. El-Mosallamy (ed.), Proceedings of the XIXth International Congress of Papyrology, Cairo 2–9 September 1989 (Il Cairo 1992) I 447–460.return to text