Il presente contributo ha come oggetto i papiri di Al-Hiba estratti dal cartonnage classificato da Grenfell e Hunt come A 16,[1] in totale 12, e in particolare quelli costituenti l'archivio di Leodamas,[2] così chiamato perché, essendo il mittente di tutte le lettere che lo compongono, egli è il personaggio che collega tra loro questi documenti. Il mio intento è quello di illustrare brevemente il quadro della situazione offerta da questo piccolo gruppo di papiri e spiegare le ragioni che mi hanno portato a ritenere che il suo ufficio si trovasse in una località dell'Ossirinchite settentrionale e più precisamente a Tholthis.[3]

    L'archivio è costituito da dieci lettere che Leodamas inviò tra il 260 e il 255 a.C. a cinque diversi destinatari, probabilmente uomini che lavoravano al suo servizio: sei sono indirizzate a Lysimachos (P.Hib. I 45, 46, 47, 48, II 249, e 250), mentre una a testa è per Laomedon (P.Yale I 32 = P.Hib. I 49), Theodoros (P.Hib. I 50), Antipatros (P.Hib. II 251) e per qualcuno il cui nome, sfortunatamente perso per metà in lacuna, terminava in –υμωι (P.Hib. II 252).

    Per quanto riguarda invece gli altri due documenti estratti dal cartonnage A 16, i P.Hib. I 108 e 207, le ipotesi sono due:

    1. facevano parte anch'essi degli incartamenti di Leodamas e finirono in blocco assieme alle altre 10 lettere nelle mani del fabbricante di mummie che ne ha fatto del cartonnage;
    2. hanno un'origine diversa, sono venuti a trovarsi insieme alle lettere di Leodamas per puro caso e sono stati inseriti nello stesso cartonnage di mummia.

    Tra queste, a mio avviso, è preferibile la seconda perché il contenuto dei due documenti (P.Hib. I 108 è una ricevuta relativa al pagamento della τρίτη βαλανείων rilasciata dal λογευτήριον di Φῦς, un villaggio situato nella Μέση τοπαρχία dell'Eracleopolite,[4] mentre Leodamas sembra aver esercitato la propria carica nell'Ossirinchite settentrionale;[5] P.Hib. II 207 è apparentemente una missiva indirizzata da un proprietario terriero ad un suo uomo di fiducia, al quale prescrive di eseguire alcune transazioni di natura finanziaria ed agricola),[6] mal si accorda con quello della corrispondenza di Leodamas in nostro possesso: con ogni probabilità essi hanno avuto un'origine diversa (oppure origini diverse)[7] e si sono venuti a trovare insieme per puro caso nell'atelier di un fabbricante di mummie, che li acquisì come carta straccia. In questo atelier, che quasi certamente si trovava ad Ἀγκυρῶν πόλις[8] e nel quale deve essere stata realizzata la maggior parte delle mummie ritrovate nella sua necropoli,[9] a un certo punto giunsero pure i documenti di Leodamas e il caso ha voluto che tutti e dodici i papiri finissero in quello stesso cartonnage, che più di duemila anni dopo sarà catalogato da Grenfell e Hunt come Mummia A 16: ciò ha creato un'unità tra il P.Hib. I 108, il P.Hib. II 207 e i dieci documenti appartenuti a Leodamas, che in realtà è fittizia.

    L'archivio di Leodamas è anomalo perché solitamente il nesso che collega un gruppo di lettere è costituito dalla persona cui esse sono indirizzate, e non dal mittente. Tenendo anche conto del fatto che tutte le lettere che lo compongono sono state estratte dallo stesso cartonnage di mummia, la spiegazione più plausibile del fatto che siano tutte lettere "in uscita" è che si tratti di copie di lettere che Leodamas conservava, complete di indirizzo, in un fondo d'archivio nel proprio ufficio; ad un certo punto (probabilmente insieme ad altre lettere e documenti) egli se ne liberò ed esse finirono come carta straccia nell'atelier di un fabbricante di mummie che le riutilizzò per farne del cartonnage.

    Dato l'esiguo numero di documenti da cui è composto l'archivio e il fatto che il legame tra i cinque destinatari si riduce a colui che ha scritto tutte le dieci lettere, risulta particolarmente difficile chiarire i rapporti che intercorrevano tra i componenti della corrispondenza. A complicare ulteriormente le cose c'è poi il fatto che, benché omonimi dei suoi corrispondenti compaiano anche in altri documenti provenienti da Al-Hiba, nelle lettere dell'archivio essi sono troppo poco caratterizzati per permettere un'identificazione; lo stesso Leodamas sembra non essere mai menzionato al di fuori dei papiri estratti dal cartonnage A 16.[10]

    Problematica è anche la determinazione della carica pubblica ricoperta da Leodamas. Come mittente di tutte le lettere che costituiscono l'archivio, egli non dà alcun dato di sé, né menziona mai il suo incarico; tuttavia, è possibile dedurlo in base agli indizi sparsi nella corrispondenza. Grenfell e Hunt, nell'introduzione al P.Hib. I 45, parlavano semplicemente di un funzionario connesso con le entrate di grano dello stato,[11] ma, in realtà, dai papiri emerge che l'ambito delle sue attività era molto più ampio. Egli era coinvolto nel regime fiscale, e infatti si occupava di riscossione delle imposte,[12] curava il trasporto di merci[13] e il suo campo d'azione è ulteriormente allargato da P.Hib. I 47, perché qui, oltre che col grano da raccogliere e da versare εἰς τὸ βασιλικόν, egli è alle prese con bestiame (vitelli) da inviare a Dikomia.[14] L'ufficiale la cui funzione meglio si accorda con i compiti di Leodamas è l'οἰκονόμος[15] (o al limite ὁ παρὰ τοῦ οἰκονόμου). Tale identificazione trova ulteriore conferma confrontando alcuni passi della corrispondenza di Leodamas con il noto P.Tebt. III.1 703,[16] che è la copia di un lungo promemoria scritto da un διοικητής, nel quale sono descritti a grandi linee i compiti di un funzionario pubblico che è senz'altro un οἰκονόμος.[17]

    In base a quello che si può evincere dai dieci papiri in nostro possesso, Leodamas adempiva alla propria funzione servendosi principalmente di tre collaboratori, attivi in varie parti del nomo Ossirinchite, ma soprattutto nella Κάτω τοπαρχία, con i quali era in contatto epistolare: Lysimachos,[18] Laomedon ed Antipatros. Theodoros invece, l'unico altro destinatario noto (dal momento che i P.Hib. II 250 e 252 sono solo parzialmente editi), sembra essere un altro funzionario[19] dello stesso livello perché è l'unico cui Leodamas non dà ordini, limitandosi a comunicargli di aver versato 1834 artabe di farro εἰς τὸ βασιλικόν, che Theodoros deve trattenere questo farro per sé e consegnare il resto a Lysimachos.[20] Lysimachos e probabilmente Antipatros, anche se su quest'ultimo abbiamo meno dati in quanto è il destinatario di un unico documento ed è fugacemente menzionato solo in un altro passo della corrispondenza (P.Hib. I 48.11), erano inviati in qualità di agenti di Leodamas in tutta la Κάτω τοπαρχία del nomo Ossirinchite (e probabilmente Lysimachos agiva anche al di fuori dei confini di questo distretto, vedi sotto) per eseguire i compiti che Leodamas impartiva loro via lettera: riscossione di imposte, in denaro e in natura, consegna del grano raccolto al θησαυρός, trasporto di varie merci, dal grano alle olive passando per il bestiame, compilazione di liste relative alle sementi prestate in occasione della semina ai γεωργοὶ βασιλικοί ecc.

    Per quanto riguarda Laomedon, destinatario del P.Yale I 32, egli sembra avere un ruolo diverso rispetto a Lysimachos ed Antipatros e sembra essere un gradino sopra di loro dal punto di vista gerarchico: stando al contenuto della lettera, egli era colui che teneva i contatti tra Leodamas e i suoi sottoposti, nella fattispecie Lysimachos. Dal momento che il P.Yale I 32 è indirizzato εἰς τὴν πόλιν, Laomedon doveva avere un ufficio ad Ossirinco e, poiché doveva riferire degli ordini a Lysimachos, ne consegue che quest'ultimo, quando la lettera fu inviata, si trovava ad Ossirinco o nei paraggi. Questo documento, quindi, sembra testimoniare che Lysimachos, oltre ad essere attivo nella Κάτω τοπαρχία, faceva la spola tra questo distretto ed Ossirinco, dove, verosimilmente, consegnava i cereali (al θησαυρός) e gli altri prodotti destinati alle casse reali o prendeva in consegna merci da trasferire.

    Altri indizi relativi a questa attività di Lysimachos al di fuori della Κάτω τοπαρχία, in particolare al trasferimento di merci a o da Ossirinco, possono essere ravvisati in P.Hib. I 50: il destinatario, Theodoros, come ho sottolineato in precedenza,[21] sembra essere un ufficiale connesso col θησαυρός e quindi, presumibilmente, come Laomedon risiedeva ἐν τῇ πόλει. Visto che nel documento Leodamas scrive a Theodoros di trattenere per sé[22] le 1834 artabe di farro da lui versate εἰς τὸ βασιλικόν e consegnare il resto a Lysimachos,[23] se ne deduce che quest'ultimo, come in occasione dell'invio di P.Yale I 32, si doveva trovare ad Ossirinco o nei paraggi. Una volta consegnate a Theodoros le suddette 1834 artabe di farro e imbarcato il farro restante, probabilmente Lysimachos doveva ritornare nella Κάτω τοπαρχία, o perché questa olyra serviva a far fronte ad esigenze locali o perché andava inviata ad Alessandria.

    In nessuna delle dieci lettere che compongono il suo archivio ci viene fornita qualche indicazione esplicita sul luogo in cui risiedeva Leodamas. Le uniche cose sicure che sappiamo sono che non si trovava ἐν τῇ πόλει in cui stava Laomedon né dove stava Lysimachos, che d'altra parte era continuamente in movimento all'interno (e probabilmente fuori) della Κάτω τοπαρχία per adempiere ai compiti assegnatigli dal suo superiore. La mia idea è che egli stesse in una località dell'Ossirinchite settentrionale e più precisamente a Tholthis per almeno due motivi:

    • I papiri estratti dai cartonnages rinvenuti nella necropoli di Al-Hiba, come la Mummia A 16, hanno sostanzialmente due origini: l'Ossirinchite centro-settentrionale e l'Eracleopolite centro-meridionale. Poiché è assai verosimile che i cartonnages siano stati fabbricati ad Al-Hiba piuttosto che le mummie siano state confezionate ad Ossirinco e quindi trasferite nella sua necropoli già pronte, come sostenevano Grenfell e Hunt, è evidente che i cartonnages sono stati realizzati a partire da papiri provenienti dai villaggi limitrofi della toparchia Κωίτης dell'Eracleopolite e della Κάτω τοπαρχία dell'Ossirinchite.[24] Le lettere dell'archivio, pertanto, che sono tutte in uscita e quindi facevano sicuramente parte di un fondo di documenti conservato da Leodamas nel proprio ufficio, dovettero finire nell'atelier del fabbricante di mummie che le trasformò nel cartonnage della mummia A 16 da un villaggio della Κάτω τοπαρχία (dal momento che il nomo in cui Leodamas operava era l'Ossirinchite), situato a non troppa distanza da Al-Hiba. Θῶλθις, che distava appena dieci km[25] da Ἀγκυρῶν πόλις, rappresenta il luogo d'origine più probabile dei papiri di Leodamas non solo per la sua posizione geografica, ma anche perché era il villaggio più importante della Κάτω τοπαρχία, e quindi la sede più logica per l'ufficio di un oikonomos.
    • In diversi documenti che non fanno parte dell'archivio in esame, il villaggio di Θῶλθις è menzionato insieme a Σέφθα e Ταλαώ.[26] Nella corrispondenza di Leodamas ricorrono Σέφθα[27] e Ταλαώ, [28] ma non viene mai menzionato il villaggio di Tholthis, come se fosse da lì che le lettere venivano inviate. In altre parole, si ha l'impressione che Tholthis sia l'epicentro da cui queste lettere si diffondono.

    Una possibile obiezione è che l'identificazione di Leodamas come oikonomos sia in contrasto con la collocazione del suo ufficio a Tholthis, in quanto ci si aspetterebbe che l'ufficio dell'oikonomos si trovasse nella capitale del nomo. In realtà, nulla osta che egli gestisse il nomo anche da Tholthis,[29] ma dal momento che è attestata la carica di οἰκονόμος τῆς Κάτω τοπαρχίας τοῦ Ὀξυρυγχίτου, ricoperta da un certo Zenodoros (Pros.Ptol. I 553ª add. = 1043 + add. = 1042 ?)[30] almeno dal 21 Dicembre 251 a.C. (data di P.Hamb. II 183) al 243 a.C. (datazione di P.Tebt. III.1 748), quindi pochissimi anni dopo il periodo cui si datano i papiri del suo archivio, ritengo che fosse questo l'ufficio ricoperto da Leodamas. Inoltre, il fatto che Leodamas non compaia in alcun documento posteriore al 255 a.C. e mai in uno stesso documento in associazione con Zenodoros, costituisce a mio avviso un ulteriore indizio che Leodamas era oikonomos della toparchia settentrionale dell'Ossirinchite e Zenodoros il suo successore, il quale si insediò in un momento non meglio precisabile tra il 18 Ottobre 255 (data di P.Hib. I 48, il più recente tra quelli dell'archivio) e il 20 Dicembre 251 a.C. (data di P.Hamb. I 183, il più antico di quelli che menzionano Zenodoros).

    Decisamente più forzata rispetto ai dati in nostro possesso,[31] e quindi meno convincente, l'ipotesi che egli fosse un ὁ παρὰ τοῦ οἰκονόμου, il quale svolgeva in loco, più precisamente nella Κάτω τοπαρχία del nomo Ossirinchite, le veci di un oikonomos che amministrava il nomo dalla capitale Ossirinco. Tale ipotesi appare ancora più improbabile se confrontiamo le carte di Leodamas con un gruppo di lettere che sicuramente costituivano la corrispondenza tra un oikonomos, Horos (Pros.Ptol. VIII 1095 + add.), e il suo agente, Harmachis (Pros.Ptol. VIII 1020b add. = 1120).[32] Leggendo questi documenti non solo ci accorgiamo che i compiti assegnati a Harmachis coincidono con alcuni affidati a Lysimachos (trasportare il grano dal thesauros al porto e provvedere al suo imbarco, pagare i naukleroi ecc.), ma anche che il modo d'agire dei loro due superiori è lo stesso: non si muovono in prima persona, ma dal proprio ufficio inviano disposizioni via lettera ai propri sottoposti e si fanno inviare rapporti circa il loro operato. Il confronto con Horos, quindi, non fa che confermare la tesi che Leodamas fosse un οἰκονόμος e non un ὁ παρὰ τοῦ οἰκονόμου, titolo che invece, per analogia con Harmachis, ritengo di poter assegnare a Lysimachos.

    Alla luce di quanto sin qui esposto, acquista interesse in relazione all'archivio di Leodamas il P.Hib. I 94, un contratto di malleveria da Tholthis: si tratta delle garanzie fornite da un birraio, Semphtheus, che ha ottenuto l'appalto per la riscossione di un'imposta, il cui nome è perso in lacuna. La mia attenzione si è concentrata in particolare sulle ll. 9–14, dove si parla dell'accordo tra Semphtheus e l'oikonomos (Pros.Ptol. I 1096), che fissa l'importo di tale tassa a 10 dracme:

    [ ̣ ̣ ̣ ̣ ̣ ̣ ̣ ̣ ] κζ ἐν Θώλθει. ἔγγυος ε̣[ἰς]
    10[ἔκτεισιν] Σεμφθέως Ὥρου ζυτοποιοῦ
    [κώμης Θώ]λθεως καθὰ ἐξέ[λ]αβεν πα-
    [ρὰ ̣ ̣ ̣ ̣ ̣ ̣ ]ς̣ οἰκονόμου ξο̣ιδ[ ̣ ] ̣ ̣ [ ̣ ]β̣ο̣ ̣ [ ̣ ̣ ̣ ]
    [ ̣ ̣ ̣ ̣ ̣ ̣ ̣ ̣ ] εἰς τὸ κη (ἔτος) Πο[λ]υκλῆς Θρᾶιξ
    14[τῶν Ζωίλο]υ [(δραχμῶν)] δέκα ἀνα̣ν̣[τιλέ]κ̣τ̣ω̣ν̣, κ̣α̣ὶ̣

    Alla l. 12 i primi editori, Grenfell e Hunt, non integravano alcun nome nella lacuna che segue πα[ρὰ e precede οἰκονόμου; il nome Λεωδάμαντος potrebbe adattarvisi per almeno tre motivi:

    1. Verisimilmente Leodamas era un οἰκονόμος.
    2. Nel documento è menzionato il villaggio di Θῶλθις, che sicuramente rientrava nell'area (la toparchia settentrionale dell'Ossirinchite) nella quale erano attivi i suoi agenti e sulla quale, quindi, Leodamas esercitava la propria autorità.
    3. Il documento è datato al XXVIII anno di regno di Tolomeo II Philadelphos (258/257 a.C.) e quindi è pienamente inseribile nel periodo in cui si datano i documenti dell'archivio di Leodamas, ossia 260/255 a.C.

    Secondo i primi editori la lacuna alla l. 12 comprenderebbe sei punti: in tal caso l'integrazione Λεωδάμαντο]ς̣ risulterebbe troppo lunga. Si può tuttavia osservare che, secondo i calcoli di Grenfell e Hunt, la l. 12 comprenderebbe 26 lettere e risulterebbe quindi più breve rispetto alle linee seguenti[33]. Inoltre, non solo è andato perduto il margine sinistro del papiro, e non si può quindi calcolare con sicurezza dove cominciasse un rigo, ma anche il margine destro, almeno fino alla l. 13, è molto rovinato, ed è ugualmente difficile dire con certezza dove un rigo terminasse. Penso pertanto che la preposizione παρά e la parte iniziale del nome Λεωδάμαντος potessero essere ospitati alla fine della l. 11; di conseguenza la l. 12 assumerebbe la fisionomia seguente:

    [κώμης Θώ]λθεως καθὰ ἐξέ[λ]αβεν πα[ρὰ Λεω-]
    [δάμαντο]ς̣ οἰκονόμου

    oppure

    [κώμης Θώ]λθεως καθὰ ἐξέ[λ]αβεν πα[ρὰ]
    [Λεωδάμαντο]ς̣ οἰκονόμου

    Leodamas, infatti, oltre a rispondere perfettamente all'identità dell'oikonomos che ha stipulato l'accordo con Semphtheus, aveva anche un nome che al genitivo termina in –ς, il che lo rende compatibile con la prima lettera di l. 12 che Grenfell e Hunt riuscivano a leggere. Sfortunatamente non è possibile verificare questa congettura perché il papiro, conservato a Lipsia, è andato distrutto durante la seconda guerra mondiale; tuttavia, sembra di poter escludere che nello stesso periodo nella Κάτω τοπαρχία dell'Ossirinchite esercitassero le proprie funzioni due oikonomoi, né d'altra parte nella documentazione papiracea è attestato un altro personaggio che in quell'area esercitasse tale carica, o di cui si possa sospettare che la ricoprisse, negli anni 260/255 a.C., vale a dire nell'arco di tempo coperto dai documenti dell'archivio in esame. Dunque, in mancanza di un documento che provi il contrario, non credo sussistano dubbi sul fatto che il nome (Pros.Ptol. I 1096) da inserire nella lacuna prima di οἰκονόμου fosse quello di Leodamas.

    Papiri esaminati
    Papiri considerati Numero di mummia Altre edizioni Appartenente all'archivio di Leodamas Attuale collocazione No. di inventario Misure Datazione
    P.Hib. I 45 A 16 SI Sconosciuta[34] 12.7 x 7.5 cm 25 Gennaio / 23 Febbraio 257 a.C.
    P.Hib. I 46 A 16 SI Sconosciuta[35] 13.1 x 6.2 cm 15 Dicembre 257 a.C.
    P.Hib. I 47 A 16 C.Ptol.Sklav. II 153 SI Cambridge, University Library Add. Mss. 4462 22.6 x 7.3 cm 13 Aprile 256 a.C.
    P.Hib. I 48 Mummia A (probabilmente A 16) SI Cambridge, University Library Add. Mss. 4463 11.5 x 7.1 cm 18 Ottobre 255 a.C.
    P.Hib. I 49 A 16 P.Yale I 32 SI The Beinecke Rare Book and Manuscript Library, New Haven Yale P.CtYBR inv. 21 11.2 x 8.6 cm 257 a.C. ca.
    P.Hib. I 50 A 16 SI The University Museum of Pennsylvania, Philadelphia, USA Inv. E 3069 8.8 x 8 cm 257 a.C. ca.
    P.Hib. I 108 A 16 NO Oriental Institute Museum, University of Chicago, USA 8.2 x 6.3 cm 22 Maggio / 20 Giugno 248 a.C.
    P.Hib. II 207 A 16 C.Ptol.Sklav. II 211 NO The British Museum, Department of Manuscripts, London BM inv. 2980 14.5 x 18.5cm 260 / 245 a.C.
    P.Hib. II 249 A 16 SI The British Museum, Department of Manuscripts, London BM inv. 3013 7.5 x 14 cm 260 / 255 a.C.
    P.Hib. II 250 A 16 SI The British Museum, Department of Manuscripts, London BM inv. 3014 5.5 x 26 cm 23 Marzo 260 a.C.[36]
    P.Hib. II 251 A 16 SI The British Museum, Department of Manuscripts, London BM inv. 3015 3 Frammenti: I = 9 linee di scrittura, II = 6 linee di scrittura, III = 3 linee di scrittura 260 / 255 a.C.
    P.Hib. II 252 A 16 SI The British Museum, Department of Manuscripts, London BM inv. 3016 6.5 x 13 cm 260 / 255 a.C.
    P.Hib. I 94 18 NO Distrutto[37] P.Lips. Inv. 617 19 x 8 cm 258 / 257 a.C.

    Notes

    • P.Hib. I 108 si data al mese di Pharmouti del XXXVII anno di regno di Tolemeo II Philadelphos (22 Maggio / 20 Giugno 248 a.C.), mentre il documento più recente dell’archivio di Leodamas è P.Hib. I 48, datato al 28 di Mesorè del XXX anno di regno di Tolemeo II Philadelphos (18 Ottobre 255 a.C).
    • Il versamento è stato effettuato δι᾿οἰκονόμου | Διοδώρου (P.Hib. I 108.2–3), per cui, se P.Hib. 108 ha come origine il fondo d’archivio di un oikonomos, ci attenderemmo che sia quello di Diodoros (Pros.Ptol. I 1029 + add.), non quello di Leodamas.
      1. Vedi B.P. Grenfell and A.S. Hunt, The Hibeh Papyri, Part I (Londra 1906) 1–12. Grenfell e Hunt (e ovviamente anche l'editore del secondo volume, E.G. Turner, The Hibeh Papyri. Part II [Londra 1955]) premettono alle trascrizioni dei testi una tabella con i numeri delle mummie, grazie alla quale riusciamo a sapere quali papiri sono stati estratti dal medesimo involucro di mummia. Mentre per i papiri rinvenuti nel corso delle due campagne di scavo del 1902 e del 1903 gli editori non ebbero problemi e li ordinarono in base ai numeri di mummia che vanno dal 5 al 126, l'applicazione di questo metodo ai papiri acquistati sul mercato antiquario, ma che certamente provenivano da Al-Hiba, era limitata dal numero di informazioni relative ad essi cui i due editori potevano accedere. Infatti, quando Grenfell e Hunt vennero in possesso di pezzi di cartonnage (certamente provenienti da Al-Hiba) che contenevano più papiri ancora da smontare, una volta estratti, li classificarono con la lettera A più un numero (da A 1 ad A 17), e tra questi rientrano anche i papiri dell'archivio di Leodamas. Quando invece i frammenti di cartonnage erano troppo piccoli e, come per molti altri papiri provenienti da Al-Hiba acquistati sul mercato antiquario e ora dispersi in varie collezioni europee, era impossibile dire da quale particolare involucro di mummia fossero stati estratti, adottarono la designazione collettiva "Mummia A."return to text

      2. Cfr. O. Montevecchi, La papirologia (Milano 1988) 249, dove quello di Leodamas figura come uno dei quattro archivi che l'autrice individua tra i documenti estratti dagli involucri di mummia rinvenuti ad Al-Hiba. Cfr. anche Leuven Homepage of Papyrus Archives and Collections (http://www.trismegistos.org/arch/detail.php?tm=130), s.v. Leodamas, dove però sono erroneamente attribuiti all'archivio anche i P.Yale I 48–49, che invece fanno parte della corrispondenza di Kleitarchos.return to text

      3. Per informazioni su questo villaggio si veda P. Pruneti, I centri abitati dell'Ossirinchite (Firenze 1981) s.v. ΘΩΛΘΙΣ.return to text

      4. Vedi M.R. Falivene, The Heracleopolite Nome. A Catalogue of the Toponyms and a Guide. Am.Stud.Pap. XXXVII (Atlanta 1998) 251–253.return to text

      5. L'ipotesi che P.Hib. I 108 fosse conservato in un fondo d'archivio detenuto da un oikonomos, quale doveva essere Leodamas (vedi sotto), è plausibile, come è dimostrato da P.Tebt. III 838; 986-989; 991; 992 (ricevute per il pagamento del φυλακιτικόν, che quasi certamente hanno come origine l'ufficio degli oikonomoi di Eracleopoli. Al riguardo vedi Falivene, op.cit. [sopra, n. 4] 17-20). Tuttavia, oltre all'origine eracleopolitana del documento, anche altri elementi depongono contro di essa:return to text

      6. Sembrerebbe dunque una missiva privata, mentre il carattere della corrispondenza di Leodamas è ufficiale.return to text

      7. Riguardo al problema origine/origini e alla differenza origine/provenienza si veda M.R. Falivene, "Il censimento dei papiri provenienti da Al-Hiba: principi metodologici, con qualche esempio," in Atti del XXII Congresso Internazionale di Papirologia (Firenze 1998) I 411–420.return to text

      8. Per notizie su questo villaggio si veda M.R. Falivene, "La Città delle Ancore (Ἀγκυρῶν πόλις) e il Villaggio delle Isole (Νήσων κώμη)," in M. Capasso (ed.), Atti del V Seminario internazionale di Papirologia. Pap.Lup. 4 (Lecce 1995) 115–126; ead., op.cit. (sopra, n. 4) 39–43.return to text

      9. Vedi M.R. Falivene, "The Literary Papyri from Al-Hiba: a New Approach," in Akten des 21. Internationalen Papyrologenkongresses (Berlino 1995) I 276–277: "I would argue instead that these mummy-cases were indeed manufactured at Al-Hiba, mostly using discarded papyri from nearby villages in the Koites and in the northern Oxyrhynchites. As for the few documents referring to localities in the southern Oxyrhynchites, these might be accounted for by assuming that they were addressed, or of interest to somebody living in the Northern toparchy of the same nome. In other words, I would assume that discarded papyri were exported from the northern Oxyrhynchites to Al-Hiba, and there recycled for the making of mummies – rather than think that the mummies came, manufactured already, from somewhere in the Oxyrhynchites to be buried at Al-Hiba. My argument may find further support in the Demotic papyri which were used to make the same mummy-case."return to text

      10. In realtà, come spiego sotto, se l'integrazione da me congetturata è corretta, egli veniva menzionato nel P.Hib. I 94.return to text

      11. Grenfell e Hunt, op.cit. (sopra, n. 1) 187–188: "Leodamas, an official connected with the corn revenues...".return to text

      12. Si vedano al riguardo soprattutto P.Hib. I 45 e II 251 (in quest'ultimo Leodamas ordina ad Antipatros di versare a Dionysodoros τὰ ἐκφόρια riscossi da Polemon e Pyrria, specificando che essi dovevano ancora diverso denaro e molto grano allo stato).return to text

      13. Vedi P.Hib. I 46, dove ordina a Lysimachos di pagare a un ναύκληρος 75 dracme per il trasporto da lui effettuato. return to text

      14. Cfr. P.Hib. I 47.25–32. Il villaggio di Δικωμία non è mai stato localizzato con sicurezza; Grenfell e Hunt lo collocavano nel nomo Ossirinchite, ma probabilmente solo in virtù del fatto che compare nella corrispondenza di Leodamas. Oggi, invece, si è propensi a ritenere che Δικωμία fosse situato nel nomo Eracleopolite. Al riguardo vedi Falivene, op.cit. (sopra, n. 4) s.v. return to text

      15. Come suggerito anche dai secondi editori nell'introduzione a P.Yale I 32 = P.Hib. I 49: "So Leodamas is concerned with agriculture in general, and is involved with taxation as well. The official whose capacity fits this description best is the nome oikonomos, and this is probably what Leodamas is" (p. 83).return to text

      16. Si veda ancora ibid.: "Now P.Tebt. 703, instructions from a dioiketes to a subordinate ... directs that grain be brought down, except for the seed expended on the spot and that which cannot be transported by water. Leodamas is apparently attempting to prepare the account of that grain which has been or is to be sent down river, and needs the list of seed expenditures to show that he can account for all the grain." return to text

      17. Per la dimostrazione che P.Tebt. III.1 703 era un promemoria indirizzato ad un οἰκονόμος si veda A.E. Samuel, "The Judicial Competence of the Oikonomos in the Third Century B.C.," in Atti dell'XI Congresso Internazionale di Papirologia (Milano 1966) 444–450. Si veda anche id., "P. Tebt. 703 and the Oikonomos," in Studi in onore di E. Volterra (Roma 1969) II 451–460.return to text

      18. A proposito di Lysimachos F. Uebel (Die Kleruchen Ägyptens unter den ersten sechs Ptolemäern [Berlino 1968] 324, n. 3) scrive: "Derselbe in Hib. 48 (s. Nr. 1418), vielleicht auch Petr. I 22 (1)" (cfr. anche p. 335, n. 7). A sostegno di questa tesi, però, non mi pare ci sia nulla più che l'omonimia tra i due personaggi e una contiguità cronologica tra P.Petr. I 22 (datato 24 Dicembre 250 o 22 Gennaio 249 a.C.) e i papiri dell'archivio; pertanto, il Lysimachos che compare in P.Petr. 22 è a mio avviso troppo poco caratterizzato per consentirne l'identificazione con il destinatario di sei delle dieci lettere di Leodamas. Per di più, a quanto mi consta, tra i papiri estratti dai cartonnages rinvenuti da F. Petrie a Gurôb e pubblicati in P.Petrie I–III non si annoverano documenti aventi come origine l'Ossirinchite, che, per quel che sappiamo, era il nomo in cui l'agente di Leodamas operava.return to text

      19. Lo notavano anche Grenfell e Hunt nella loro breve introduzione al papiro (Grenfell e Hunt, op.cit. [sopra, n. 1] 193–194): "A short letter from Leodamas to Theodorus, another official, giving him instructions ...". Il contenuto del documento suggerisce che si trattava di un funzionario connesso col θησαυρός.return to text

      20. Vedi P.Hib. I 50. return to text

      21. Cfr. sopra, n. 19.return to text

      22. Apparentemente una σιτομετρία, forse per l'attività che Theodoros svolgeva.return to text

      23. Vedi P.Hib. I 50.5–7: "ταύτην τὴν ὄλυραν τὴν | λοιπὴν ἀπομέτρησον Λυσιμά|χωι." return to text

      24. Come ha osservato M.R. Falivene (op.cit. [sopra, n. 9] 276–277): "As for the few documents referring to localities in the southern Oxyrhynchites, these might be accounted for by assuming that they were addressed, or of interest to somebody living in the northern toparchy of the same nome."return to text

      25. Questa è la distanza fra i due villaggi nella cartina ricostruita da M.R. Falivene (cfr. op.cit. [sopra, n. 4]).return to text

      26. Cfr. ad esempio P.Hib. I 111, dove compaiono tutti e tre i villaggi più Τακόνα, un altro villaggio della Κάτω τοπαρχία, che sorgeva pochi km a nord di Tholthis e Talao.return to text

      27. P.Hib. I 45.5.return to text

      28. P.Hib. II 249.3. return to text

      29. Che Leodamas fosse attivo essenzialmente nella Κάτω τοπαρχία potrebbe infatti essere una falsa impressione dovuta all'esiguo numero di lettere in nostro possesso.return to text

      30. Al riguardo vedi W. Peremans and E. Van 't Dack, Prosopographia Ptolemaica, vol. I (Lovanio-Leida 1950); L. Mooren and W. Swinnen, Addenda et Corrigenda aux Volumes I et II, vol. VIII (Lovanio 1975). Cfr. anche F. Uebel, "Ein bisher unbezeugtes Handelsmonopol frühptolemäischer Zeit in einem Jenaer Papyrus (P. Jen. Inv. 900)," in Actes du Xe Congrès International de Papyrologie (Varsavia 1964) 166–67. Zenodoros è menzionato in P.Hib. I 59; 60; 107; 124; 125; 126; 127; II 210; 240; (forse) 248; P.Hamb. II 183, P.Tebt. III.1 748 e SB VIII 9841. In P.Hib. II 210 è definito οἰκονόμος τῆς Κάτω τοπαρχίας τοῦ Ὀξυρυγχίτου, semplicemente oikonomos in SB VIII 9841, in P.Hib. II 240 figura congiuntamente come οἰκονόμος καὶ τοπάρχης, mentre in P.Hamb. III 183 risulta oikonomos delle toparchie Kato e Thmoisepho.return to text

      31. Infatti, non sopravvive alcuna lettera da parte di un funzionario di grado superiore indirizzata a Leodamas, né egli nelle sue missive fa mai cenno ad ordini ricevuti da un superiore, tranne forse in P.Hib. I 47.30–32: ἵνα | ἀποδοθῶσιν Λυκομήδηι | οὕτω γὰρ συντέταχεν. In ogni caso, anche ammesso che questo Lykomedes fosse l'omonimo mittente dei P.Sorb. I 9–12 e destinatario di una delle lettere contenute in P.Petr. III 20, e che operasse nel nomo Ossirinchite come suggerito da F. Uebel (op.cit. [sopra, n. 18] 290, n. 2; H. Cadell, editrice dei P.Sorb. I 9–12, ritiene invece più probabile che operasse nell'Arsinoite), egli era con ogni probabilità uno strategos, non un oikonomos, per cui Leodamas non poteva essere un suo agente.return to text

      32. Si veda W. Clarysse, "Harmachis, Agent of the Oikonomos: an Archive from the Time of Philopator," AncSoc 7 (1976) 185–207. I papiri in questione sono, nell'ordine in cui li ha trattati Clarysse, i seguenti: P.Stras. VI 562 e 563; II 113; SB XVI 12287 (=P.Stras. II 93); P.Stras. II 95; 94; 111 e SB XIV 11649 (pubblicato per la prima volta nello studio di Clarysse come numero 8). return to text

      33. L. 13: 29 lettere (contando una lettera il simbolo per ἔτος); l. 14: 29 lettere (contando una lettera il simbolo per δραχμῶν); l. 15: 37 lettere; l. 16: 36 lettere ecc.return to text

      34. In origine era conservato presso la "University Library" di Louvain, ma con ogni probabilità è andato perduto.return to text

      35. Doveva trovarsi al "Department of Egyptian Art" del Metropolitan Museum of Art di New York, ma non è stato possibile rintracciarlo.return to text

      36. Per questa datazione vedi R. Ziegler, "Bemerkungen zur Datierung von Urkunden," ZPE 125 (1999) 214. return to text

      37. Era conservato a Lipsia presso l'Universitätsbibliotek della Karl Marx – Universität.return to text