Il P.Herc. 1399

    Il P.Herc. 1399 fu svolto nel 1803 da Giuseppe Paderni e conservato in sette cornici sotto l'egida di D. Bassi.[1] Nell'Inventario degli anni '80 del XVIII secolo si legge "Altro papiro compresso in varie guise, tortuoso, scorzato in alcune parti, e con alcuni tagli, di lunghezza once 6. 1/2, di diametro maggiore once 2. 1/5".[2] La misura indicata come "lunghezza," vale a dire l'altezza del rotolo, coincide con i dati che oggi possiamo misurare: i pezzi contenuti nelle sette cornici hanno una altezza media di 14 cm.[3] Il diametro riportato dall'Inventario misurerebbe circa 5 cm: questa misura corrisponde a quella che riusciamo oggi a calcolare partendo dalla misura dell'ampiezza della prima voluta (8 cm, che corrisponde alla circonferenza): diametro = 2c/π = 16/3.14 = 5.09 cm. C'è pochissima differenza tra il fondo scuro e l'inchiostro. Inoltre compare una patina giallastra, molto probabilmente formata da microfunghi, che ritengo siano di formazione abbastanza recente, che, pur non essendo silòfagi (poiché il materiale non è deteriorato), coprono il fondo e spesso si confondono con le fibre. Il papiro risulta di complicatissima lettura a occhio nudo e, per questo motivo, le immagini multispettrali si rivelano di fondamentale importanza per la decifrazione del testo, anche se resta indispensabile, come in tutti i casi, la verifica dell'originale.

    La scrittura del P.Herc. 1399 è particolarmente regolare ed elegante, con una spiccata tendenza al chiaroscuro. Le lettere sono rigidamente inserite nel sistema bilineare, tranne il rho, il phi, lo psi. Omega, vergato in due tempi, presenta il doppio calice particolarmente svasato e anche le due aste mediane del my formano un elegante arco. Epsilon ha il tratto mediano staccato dal corpo della lettera. Non compaiono veri e propri apici ornamentali ma piuttosto le estremità tendono a curvare a destra o a sinistra a seconda dei casi. Anche iota curva in molti casi a destra e bisogna tenere conto di questa caratteristica per evitare di confondere questa lettera con ypsilon durante la decifrazione del testo. Non si notano legature. Il linguaggio grafico trova strette somiglianze con il P.Herc. 19/698 che contiene un'opera di Filodemo Sulle sensazioni,[4] anche se la mano che ha copiato il papiro oggetto di questa comunicazione non sembra essere la stessa. Altri papiri della collezione ercolanese sembrano molto simili, ad esempio i P.Herc. 811 e 1361, ma purtroppo, vista la frammentarietà del materiale, è impossibile, per il momento, istituire dei confronti piú precisi.[5] In particolare, se per il P.Herc. 811 leggiamo solo poche sequenze di lettere, nel P.Herc. 1361 possiamo leggere, oltre al nome di Epicuro, una serie di termini tecnici che rimandano al lessico della geometria.[6]

    La linea di scrittura è larga poco piú di due centimetri e contiene tra 16 e 20 lettere. L'intercolumnio misura in media 0.5 cm. In fine linea troviamo la consueta compressione finale delle lettere per evitare errate divisioni di parole.[7] Osserviamo il margine inferiore in vari punti: nella cornice 2 arriva a 2.5 cm.[8] Possiamo affermare di possedere la parte inferiore del rotolo per circa 15–20 linee e mancherebbero, per questo motivo, alcuni centimetri della parte superiore.

    Particolarità ortografiche, interventi, note, correzioni, segni

    Lo scambio ι-ει sembra essere frequente nel papiro. Leggiamo nella colonna 2 della cornice 7 γεί̣νεσθαι mentre nelle cornici 4 e 6 il termine ὁμειλία.[9] Anche il titolo, come vedremo, è stato scritto nella forma Περὶ ὁμειλίας. Nella cornice 6[10] leggiamo ἀτειμάζει. Questa tipologia di scambio, come è noto, è molto ricorrente nei testi ercolanesi e sappiamo che dipendeva dall'usus dello scriba.[11] Nel secondo libro del De conversatione (P.Herc. 873)[12] troviamo questo scambio solo in due casi: λείαν per λίαν[13] e συνειέναι per συνιέναι.[14]

    Nel papiro si leggono diverse modalità di correzione.[15]

    In un frammento della cornice 5[16] vediamo che due lettere (la seconda delle quali è un omicron), sono cancellate con una macchia di inchiostro. Inoltre nell'interlinea si intravedono tracce di punti per marcare l'espunzione.

    Ancora nella cornice 5[17] leggiamo un'altra espunzione tramite freghi e punti per marcare l'intervento. In un pezzo della cornice 5[18] la correzione è molto significativa: due, o forse tre lettere, (un ny e un delta; la terza lettera è frammentaria) sono espunte tramite freghi diagonali e punti. È interessante notare che il frego è scritto con un inchiostro molto piú scuro di quello del testo. Evidentemente si tratta dell'intervento di una seconda mano o, piú probabilmente, della prima mano che, in un secondo tempo, rivede il testo ed effettua le correzioni. Sopra la terza lettera si nota l'aggiunta di un piccolo chi.

    Nella cornice 7 (seconda colonna, frammento superiore) si vede una lettera cancellata con una macchia d'inchiostro (fine linea).

    Nella seconda colonna, nel frammento inferiore, circa dieci linee prima della fine della colonna, leggiamo un καί inserito nell'interlinea dalla stessa mano che ha copiato il testo.

    Nella cornice 7, col. II, ho letto sotto la linea che ho numerato 5, una paragraphos della stessa mano del testo. Il segno ha un piccolo uncino che non serve da rinforzo ma costituisce piuttosto il punto di attacco della paragraphos. In corrispondenza del segno, all'interno della linea, secondo la ricostruzione del testo che ho effettuato, doveva esserci uno spatium. Anche nella cornice 6, infine, leggo uno spatium largo circa due lettere.[19]

    La parte finale del papiro e la subscriptio

    Nella cornice 7 compaiono due lunghi pezzi (29 e 27 cm) e uno piú piccolo (6.5 cm) che riportano rispettivamente la parte superiore e mediana di tre colonne. Il pezzo piú piccolo, con ogni probabilità, conserva la parte inferiore (si vede il margine) della prima colonna mentre le parti inferiori della seconda e il margine della terza (che chiude il trattato di cui abbiamo la fine) dovrebbero trovarsi nella porzione ancora arrotolata di questo pezzo. Sotto l'ultima colonna si trova una singolare coronide: due barre diagonali da sinistra a destra sono intersecate da tre barre diagonali da destra a sinistra. Alcuni frammentini, su cui si intravedono quelle che dovevano essere le estremità delle barre (forse quelle da destra a sinistra), si trovano staccati e ruotati rispetto alla loro posizione originaria. Altri piccoli sovrapposti appartenenti alla coronide si trovano nelle ultime due linee leggibili della penultima colonna. Singolare è anche l'orpello decorativo (una barra diagonale da destra a sinistra) che cinge la fine della colonna di scrittura a destra. Da qualche tempo raccolgo dati e immagini sulle coronidi nei papiri greco-egizi ed ercolanesi in vista di un prossimo lavoro e posso affermare che questa eccezionale decorazione finale è unica tra i nostri papiri[20] mentre troviamo in altre collezioni qualche testo documentario in cui si riscontrano situazioni piú o meno analoghe. Un segno molto simile ritroviamo, infatti, nella intestazione scritta sul verso di P.Oxy. LV 3816, una lettera privata del III/IV sec. d.C. Tra i testi letterari, invece, possiamo ricordare l'esempio del P.Oxy. XLIV 3159, dove le hypotheseis del VII libro dell'Odissea, che precedono il glossario contenuto nella seconda colonna leggibile, si chiudono con barre diagonali che riempiono la linea e continuano anche nell'agraphon sottostante. Piú che di una vera e propria coronide, in questo caso, si tratta di una forma particolare di riempitivo, continuato nel margine inferiore.

    Circa 12 cm a destra dell'ultima colonna si trova la subscriptio. Del nome, nella parte bassa del frammento superiore, possiamo vedere solo una parte del phi e la parte superiore del lambda di ΦΙΛΟΔΗΜΟΥ mentre, nella parte inferiore, leggiamo chiaramente Π̣Ε̣ΡΙ ΟΜΕΙ̣ΛΙΑ̣Σ̣. In realtà le lettere ΑΣ si ottengono ricollocando un sovrapposto sulla cui posizione sarà utile ritornare piú avanti. Circa un centimetro sotto il titolo vediamo anche la lettera Α del primo libro sormontata da una barra. Essa non è perfettamente centrata rispetto al titolo ma è spostata leggermente a sinistra (ricordiamo che nel secondo libro, come ha dimostrato Flavia Ippolito, la lettera è totalmente spostata a destra).[21] Anche il nome e il titolo sono contornati da eleganti orpelli decorativi di cui è possibile vedere solo alcune tracce. Questo titolo è vergato dalla stessa mano che ha copiato il testo mentre la subscriptio del P.Herc. 873 (che, lo ricordiamo, contiene il secondo libro del trattato) è stata apposta da uno scriba diverso da quello del testo (come ho dimostrato forse si trattava di un restauratore), in eleganti caratteri distintivi.[22]

    Qualche centimetro sotto il titolo è possibile osservare, in una scrittura piú piccola, ma della stessa mano del testo e del titolo un'informazione bibliologica (un chi, tre eta, parte di un delta): spostando opportunamente tre sovrapposti sul primo dei quali leggiamo una barra diagonale, evidentemente traccia di un chi, sul secondo un chi e sul terzo la metà destra di un delta (che va a combaciare perfettamente con la metà sinistra della stessa lettera che si trova due sezioni piú avanti) e un secondo delta intero, otteniamo il numero degli stichoi del volumen. In realtà, pur spostando questi sovrapposti, dovrebbe esserci spazio per un'altra lettera di cui purtroppo non vediamo traccia. Potrebbe trattarsi di un quarto chi o di un quarto eta. In questo modo l'indicazione sticometrica potrebbe essere ΧΧΧΧΗΗΗΔΔ (4320 stichoi) oppure ΧΧΧΗΗΗΗΔΔ (3420 stichoi). Prima del numero si vedono tracce di lettere che nell'originale risultano molto piú chiare che nell'immagine multispettrale.[23] Leggiamo Α̣Ρ̣[Ι]Θ̣ che è l'abbreviazione di ἀριθμός e si riferisce all'indicazione totale degli stichoi del volumen.[24]

    Come ho accennato, dei piccoli sovrapposti (AΣ del termine ὁμειλίας, un chi appartenente alla annotazione sticometrica finale, i due delta della stessa annotazione) devono essere ricollocati, come da regola, due sezioni piú avanti per tornare nella loro posizione originaria. In realtà, in questo papiro si verifica una situazione particolare, che ho riscontrato anche in altri papiri, ma, che a mia memoria, mi sembra che non sia stata mai registrata prima. I tre sovrapposti non devono essere ricollocati,[25] come anche gli altri che si ritrovano nell'ultima parte del testo del papiro, solo due sezioni piú avanti, ma anche piú in alto. Come possiamo osservare nell'immagine le lettere AΣ del termine ὁμειλίας non si trovano solo due sezioni piú indietro ma anche 3 mm circa sotto le lettere della stessa subscriptio mentre invece dovrebbero trovarsi esattamente sopra. Anche le lettere della nota sticometrica si trovano non solo indietro, ma anche mezzo centimetro piú in basso rispetto alla posizione originaria. Questa anomala situazione può essere spiegata solo se si pensa che il papiro non era arrotolato in modo particolarmente serrato e che le semivolute non aderivano tra loro in maniera perfettamente simmetrica ma leggermente sfalsata. Così, al momento dello svolgimento, i sovrapposti sono rimasti attaccati piú in basso rispetto alla posizione dove dovevano trovarsi. Naturalmente questi sovrapposti si troveranno piú in basso o piú in alto rispetto alla posizione originaria a seconda se siano piú o meno vicini alla fine del rotolo: per questo motivo le lettere ΑΣ si trovano 3 mm piú in basso di dove dovrebbero essere se il papiro fosse stato arrotolato regolarmente mentre il Χ si trova 0.5 cm sotto la giusta posizione. Una conferma a questa mia ipotesi viene dalla misura delle sezioni dei due pezzi piú lunghi del papiro. Tali misure non sono perfettamente uguali ma, mentre nel pezzo superiore notiamo la consueta regolarità (l'ampiezza delle sezioni decresce di circa due millimetri per ogni voluta) nel pezzo centrale questa regolarità scompare quasi totalmente ed è pressocché impossibile seguire la sequenza delle sezioni. Ciò si può verificare o a causa dello schiacciamento irregolare in diverse parti del rotolo[26] o perché, come in questo caso, la parte piú interna è stata arrotolata in maniera non perfettamente simmetrica. Naturalmente questa nuova acquisizione sulla ricollocazione dei sovrapposti non deve essere usata in maniera indiscriminata: infatti tale osservazione vale soprattutto per le parti finali o iniziali di rotolo dove l'arrotolamento può avvenire in maniera non simmetrica (poiché ci sono le estremità iniziale e finale); inoltre tale spostamento può avvenire solo di pochi centimetri: non possiamo spostare un sovrapposto di 10 cm in basso o in alto perché è difficile pensare che un papiro sia stato arrotolato in maniera completamente asimmetrica (in particolare un papiro letterario che fa parte di una biblioteca ben organizzata dovrebbe avere una certa regolarità). Normalmente, alla fine del rotolo, se un sovrapposto appare qualche centimetro piú in alto o piú in basso del luogo dove dovrebbe normalmente trovarsi, dovremmo, di norma, trovare anche una certa irregolarità nella ampiezza e nella sequenza delle sezioni.

    Il contenuto

    Il P.Herc. 1399, come la maggior parte dei papiri identificati per la prima volta grazie alle immagini multispettrali, non restituisce grandi porzioni di testo. Il contrasto, come già si è detto, è minimo tra il fondo e l'inchiostro. Inoltre i sovrapposti, soprattutto nelle prime cornici, sono molto diffusi e anche la loro eventuale ricollocazione porterebbe alla ricostruzione di singole parole o parti di esse. Nelle prime sei cornici non si osservano sequenze significative di parole[27] mentre nella settima riusciamo a leggere qualcosa di piú. In particolare nel primo frammento leggiamo la sequenza οργιλ[.[28] Nel De ira il termine ὀργίλοι indica genericamente gli "iracondi"[29] mentre i πάθη ὀργίλα sono i sentimenti d'ira[30] e con ψυχαὶ τῶν ὀ̣ργίλων sono designate le anime degli iracondi.[31] Nella terza colonna dell'ultima cornice,[32] che è anche l'ultima del papiro, possiamo leggere la parte finale del trattato:

    Cr. 7 col. III (MSI 08336)
    ας ἐν τῶι κ̣[α]τόπιν γρα-
    φησομένωι π̣αραστ̣[ή]-
    σ̣ομεν.
    ... nel (libro) seguente dimostreremo ...

    Nel P.Herc. 1018[33] compare l'espressione τῆ<ι> κατόπιν nel senso di "il giorno seguente."

    Notes

      1. Cf. E. Dürr, "Sulla catalogazione di alcuni Papiri Ercolanesi," CronErc 28 (1988) 215–217.return to text

      2. D. Blank e F. Longo Auricchio, "Inventari antichi dei Papiri Ercolanesi," CronErc 34 (2004) 39–152, part. 103. return to text

      3. L'oncia corrisponde a circa 2 cm, cf. D. Blank e F. Longo Auricchio, "An Inventory of the Herculaneum Papyri from the Piaggio's Time," CronErc 34 (2004) 131–147 (part. 135 s.).return to text

      4. Per la descrizione di questa scrittura, cf. A. Monet, "Philodème, Sur les sensations," CronErc 28 (1988) 27–126 (part. 28 s.)return to text

      5. Un'immagine multispettrale di questi papiri si trova in G. Del Mastro, Χάρτης. Catalogo Multimediale dei Papiri Ercolanesi (Napoli 2005).return to text

      6. Leggiamo, nella cr. 1, la sequenza τετραγων[ e piú avanti στρεβ[ (che ricorda l'area semantica di στρεβλός, curvo). Inoltre, in molte occasioni, si leggono, nel corpo della linea, delle lettere sormontate da una barra superiore, come normalmente avviene nei papiri per indicare i punti di una figura geometrica. return to text

      7. In particolare, possiamo osservare tale compressione nelle linee superstiti nella cornice 3 (cf. Multispectral Image, d'ora in poi MSI, 08319).return to text

      8. Sulla misura media dei margini nei papiri ercolanesi cf. G. Cavallo, Libri scritture scribi a Ercolano. Introduzione allo studio dei materiali greci. Primo suppl. a CronErc 13, 1983 (Napoli 1983) 18 s.return to text

      9. MSI 08323 e 08330.return to text

      10. MSI 08330.return to text

      11. Cf. W. Crönert, Memoria Graeca Herculanensis (rist. Hildesheim 1963) 26–30.return to text

      12. Il papiro, dopo la pubblicazione nella Collectio Altera (Herculanensium Voluminum quae supersunt. Collectio altera, V 176–181) è stato edito da Bassi (D. Bassi, "Papiro ercolanese 873: Φιλοδήμου Περὶ ὁμιλίας," RFIC 49 [1921] 340–344) e poi da F. Amoroso, "Filodemo Sulla conversazione," CronErc 5 (1975) 63–76.return to text

      13. Col. IX 6 Amoroso, op.cit. (sopra, n. 12); cf. Crönert, op.cit. (sopra, n. 11). return to text

      14. Col. X 3 Amoroso, op.cit. (sopra, n. 12).return to text

      15. Sulle modalità di correzione nei papiri ercolanesi rimando a G.M. Rispoli, "Correzioni, varianti, glosse e scoli nei papiri ercolanesi," Vichiana 15 (1986) 1–13 e a M. Capasso, Manuale di Papirologia Ercolanese (Galatina 1991) 217–220.return to text

      16. MSI 08324.return to text

      17. MSI 08326.return to text

      18. MSI 08329.return to text

      19. Cf. infra.return to text

      20. Nell'ultima linea di una colonna inedita del P.Herc. 862 (MSI 08609) per riempire, probabilmente, una linea di scrittura vengono utilizzati cinque segni a forma di X. Cf. G. Del Mastro, "Osservazioni bibliologiche e paleografiche su alcuni papiri ercolanesi," CronErc 39 (2009) 283–299, part. 296 s.return to text

      21. F. Ippolito, "Alcune considerazioni sul titolo finale del P.Herc. 873 (Filodemo, La conversazione)," Pap.Lup. 7 (1998) 91–100.return to text

      22. Sulle subscriptiones ercolanesi in caratteri distintivi cf. G. Del Mastro, "La subscriptio del P.Herc. 1005 e altri titoli in caratteri distintivi nei papiri ercolanesi," CronErc 32 (2002) 245–256.return to text

      23. Nell'immagine multispettrale si vede solo parte dell'alpha e la metà destra del theta che, in questo modo, sembrerebbe piuttosto un epsilon.return to text

      24. Per la sticometria nei papiri ercolanesi cf. D. Bassi, "La sticometria dei papiri ercolanesi," RFIC 37 (1909) 321–363, 481–515. Bisogna sottolineare che nelle ultime edizioni dei papiri di Ercolano sono stati fatti notevoli progressi nella lettura e nella interpretazione delle note sticometriche intermedie e finali. Per questo motivo sarà utile riferirsi, di volta in volta, alle varie edizioni, in attesa di un nuovo lavoro complessivo. Molte informazioni bibliografiche sono reperibili in Χάρτης, op.cit. (sopra, n. 5).return to text

      25. Cf. M.L. Nardelli, "Ripristino topografico di sovrapposti e sottoposti in alcuni papiri ercolanesi," CronErc 3 (1973) 104–115.return to text

      26. M. Capasso, "I rotoli ercolanesi: da libri a carboni da carboni a libri," in B. Palme (ed.), Akten des 23. Internationalen Papyrologen-Kongresses (Vienna 2007) 73–77.return to text

      27. Nella cornice 3 (08317) leggo la sequenza φιβο (ἀμφιβολ[ ). In MSI 08327 leggo la sequenza χάρ[ι]ν ὑποφ[ che potrebbe nascondere l'espressione χάρ[ι]ν ὑποφέρειν. Nella cornice 5 si legge σ]υ̣μφερο[ e altre poco sequenze poco significative. Nella quarta cornice (MSI 08323), primo frammento, alla quinta linea leggiamo la sequenza ]φωραθη[. Potrebbe trattarsi di una voce dell'aoristo passivo del verbo φωράω che significa cercare, scoprire (un ladro), sorprendere e che in Filodemo, nel terzo libro della Retorica (P.Herc. 1506, col. XLIV 13 s. J. Hammerstaedt, "Der Schlussteil von Philodems drittem Buch über Rhetorik," CronErc 22 [1992] 9–119 = II 247, S. Sudhaus, Philodemi Volumina Rhetorica. II [rist. Amsterdam 1964]) significa "indagare." Nel De ira (col. XXIX 16, G. Indelli, Filodemo, L'ira. La Scuola di Epicuro, V [Napoli 1988]) Filodemo afferma che "anche la filosofia è coperta di disonore a causa dell'ira e delle azioni ad essa conseguenti, quando coloro che sembrano occupare una posizione rilevante nell'àmbito della filosofia o di cose analoghe si scoprono (φωρῶνται) essere preda dell'ira." (trad. Indelli, op.cit. [sopra]). Cr. 6 (MSI 08330, seconda colonna) si legge προσφέρεσθα̣[ι. Nella colonna a destra, su un sovrapposto, leggiamo:

        ]σων ηττον̣[
        ]ους καὶ βραχυ̣[
        ]ς̣ ἀτειμάζει λεγ[
        ] ̣ ὑ̣πὸ τῆς τύχης[
        ] ̣ κοτας καὶ α̣[

        dopo le lettere ας dell'ultima linea, leggiamo uno spatium (e, forse, un punto mediano).return to text

      28. MSI 08332.return to text

      29. Coll. XXVIII 26, XXXIV 17, 29, 31, 35, XXXVI 20, 33, Indelli, op.cit. (sοpra, n. 27).return to text

      30. Col. III 23 e XXVI 11, Indelli, op.cit. (sopra, n. 27).return to text

      31. Col. XIV 32, ibid.return to text

      32. Di un frammento piú esteso, nella seconda colonna dell'ultima cornice, in cui si leggono alcune sequenze di parole, darò conto in un prossimo lavoro.return to text

      33. Col XIX 4 s. T. Dorandi, Filodemo, Storia dei filosofi. La stoa da Zenone a Panezio: P.Herc. 1018 (Leida 1994).return to text