Nel 2003 la Missione Archeologica dell'Università degli Studi di Lecce cominciò il suo lavoro di scavo a Soknopaiou Nesos in una situazione psicologica del tutto particolare in relazione alle aspettative di acquisizione di materiale papirologico. Sapevamo che nel corso di più di un secolo razzie clandestine e, in misura molto minore, gli scavi ufficiali di Grenfell e Hunt, di Zucker e della University of Michigan[1] avevano rinvenuto complessivamente un'ingente quantità di papiri; dunque c'era la possibilità che dal punto di vista di vista papirologico il sito potesse offrire poco; eppure nei due anni precedenti, effettuando un survey topografico, ci eravamo imbattuti in diversi ostraka demotici affioranti dalla sabbia, circostanza che di per sé induceva ad un sicuro ottimismo. Dopo quattro Campagne di scavo posso dire che da un punto di vista papirologico il bilancio è sicuramente positivo. Va tenuto presente che stiamo lavorando all'interno del temenos, vale a dire un'area che è stata oggetto in epoche diverse di scavi clandestini e non; dunque i papiri che troviamo sono verosimilmente quelli sfuggiti a chi ci ha preceduti, evidentemente per le loro ridotte dimensioni; l'ingente quantità di ostraka che abbiamo rinvenuto si spiega col fatto che si tratta di un tipo di materiale né immediatamente né agevolmente individuabile e che perciò può effettivamente sfuggire ad un'indagine sommaria o non sufficientemente esperta di cocci scritti.

    Complessivamente sono stati ritrovati: 69 papiri greci; 15 papiri figurati magici; alcune decine di papiri demotici; un papiro geroglifico; un papiro copto; oltre 100 ostraka demotici; 5 ostraka greci; 3 tituli picti greci; un ostrakon figurato.

    Al nostro XXIV Congresso Internazionale di Helsinki, estate del 2004, presentai un rapido rapporto della Prima Campagna.[2] Nella presente occasione vorrei delineare un bilancio, necessariamente anch'esso rapido, delle acquisizioni di papiri ed ostraka greci realizzate nelle Campagne Seconda, Terza e Quarta svoltesi rispettivamente negli anni 2004, 2005 e 2006.

    Nel corso di queste tre stagioni di lavoro abbiamo continuato a scavare progressivamente l'area a nord della porta situata sul fondo del naos del tempio del dio Soknopaios di epoca ellenistica (ST18),[3] che si erge più o meno al centro del temenos, portando alla luce prima un cortile lastricato e successivamente la facciata e una serie di ambienti di un più recente e più imponente santuario, dedicato allo stesso dio e costruito, verosimilmente alla fine dell'epoca ellenistica, con blocchi isodomi di arenaria (ST20). Tanto nel cortile quanto nella parte finora scavata del tempio monumentale sono stati rinvenuti papiri ed ostraka.

    Nella discarica situata immediatamente ad est del cortile (Unità Stratigrafica 100), discarica prodotta forse nel periodo compreso tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo in séguito ad un pesante saccheggio dell'area del cortile, sono stati rinvenuti altri piccoli rotoli-amuleti, chiusi e legati con fibra vegetale talora sigillata con argilla cruda, dello stesso tipo di quelli ritrovati da noi nel medesimo settore nel corso della Prima Campagna e da F. Zucker nel 1909–1910 all'interno del temenos. Il rinvenimento conferma quanto avevo suggerito in precedenza,[4] vale a dire che nei pressi del tempio di Soknopaios c'era un centro, per così dire, di produzione e di smistamento, sicuramente gestito dai sacerdoti, di rotoli-amuleti che le persone acquisivano e portavano con sé a scopo apotropaico. La figura delineata, come al solito in modo alquanto rozzo e approssimativo con un calamo a punta larga, su due di essi (ST04/100/666 e ST04/100/639) non è facilmente interpretabile; su di un terzo (ST04/100/714) si può forse scorgere il motivo cosi detto "a lisca di pesce" (o "ramo di pianta stilizzato"), che si riscontra in alcuni dei rotoli-amuleti recuperati nella Prima Campagna e che, con una certa verosimiglianza, possiamo considerare la stilizzazione di un ramo di palma o di alloro. Delle diverse decine di papiri greci rinvenuti nel 2004 mi limito a dire che si tratta di testi documentari risalenti per lo più ad un arco di tempo compreso grosso modo tra il II e il III sec. d.C. Interessanti due piccoli rotoli rinvenuti chiusi e legati con fibre di papiro (ST04/100/512 e ST04/100/533): si tratta di piccoli foglietti, ricavati da papiri precedentemente già scritti su di un lato ed utilizzati per delineare sull'altro lato un'unica parola (un nome?), preceduta in entrambi da un segno che ricorda molto da vicino la lettera stigma.

    Maggiormente consistenti ed interessanti i papiri greci trovati nella Terza Campagna del 2005. 5 provengono dalla stanza D della struttura ST23, un edificio di servizio situato all'estremità occidentale del ricordato cortile, che divide il vecchio tempio da quello più recente. Di essi il più notevole è ST05/238/1119, che conserva parte delle prime due linee di un documento; vi si leggono l'anno e parte del nome dell'imperatore: ]α ́ Ἀντωνίνου Καίσαρος | [ ] . [ . Il documento fu redatto quasi certamente durante il primo anno di regno di Antonino Pio (137–138 d.C.). Altri 7 papiri greci furono rinvenuti nella stanza E del tempio ST20, situata ad est della sala di ingresso A della medesima struttura. In questa stanza E è stata riscontrata, sia sopra sia sotto i blocchi della pavimentazione, la presenza di resti di fuochi accesi con papiri e pezzi del mobilio del tempio. Secondo P. Davoli la stanza potrebbe essere stata utilizzata come ricovero in epoca tarda, come testimonierebbe la presenza di ceramica risalente a tale periodo. In una intercapedine tra una lastra del pavimento ed il muro meridionale della stanza è stato rinvenuto il papiro greco ST05/251/1092. Era chiuso e completamente schiacciato dalla pressione esercitata su di esso dal blocco. Se il recupero del papiro è stato abbastanza agevole, non altrettanto lo è stata la sua apertura, risultata particolarmente difficile a causa soprattutto della notevole fragilità e della secchezza delle fibre e della compattezza delle volute. Il papiro sostanzialmente è intero, anche se il testo si è conservato solo in parte, a causa soprattutto dello sbiadimento dell'inchiostro. Si tratta di un foglietto rettangolare sul cui recto, transversa charta, è stato delineato, da due diverse mani, un documento articolato in 10 linee di scrittura corsiva. La decifrazione è in corso. Si riescono a leggere in maniera alquanto nitida le prime due linee, che ci danno la data: ἔτους πέμπτου Τιβερίου Καίσαρος | σεβαστοῦ Φαμενὼθ κ̅η̅. Malauguratamente nel resto del testo si leggono solo parti minime di parole. Lo spazio destinato all'indicazione del mese e del giorno era stato lasciato in bianco e successivamente una seconda mano, con un calamo diverso ed inchiostro diverso, vi ha inserito i due dati. La prima e la seconda mano sembrano alternarsi nel corso dell'intero documento; è perciò possibile che nella prima stesura altre parti siano state lasciate in bianco e successivamente siano state riempite dalla seconda mano. Sul margine superiore del documento, prima del suo inizio, è ancora conservato, in perfetto stato, un sigillo di argilla cruda, attaccato al papiro con un filo, probabilmente di lino. Sul sigillo è ben visibile il dio coccodrillo con la testa di falco, Soknopaios, e, ai suoi due lati, le lettere greche chi e ypsilon. È verosimile che il documento riguardi uno dei sacerdoti del tempio dedicato alla principale divinità della kome.

    I blocchi del pavimento della stessa stanza E del tempio ST20 furono certamente rimossi, forse durante la ricordata fase di riuso dell'ambiente in epoca tarda; la circostanza comportò lo scivolamento al di sotto delle lastre di alcuni papiri demotici e greci che erano stati accumulati sul pavimento come combustibile e che perciò furono schiacciati e frantumati dal peso dei blocchi. Nella massa dei frustoli siamo riusciti (io e Martin Stadler) ad identificare non meno di 7 papiri demotici e 2 greci. Da ricordare anche 2 frammenti greci (ST05/241/1118), probabilmente appartenenti ad uno stesso papiro, rinvenuti nella stanza F (ambiente centrale del tempio ST20, al quale si accede direttamente dalla sala A di ingresso) e contenenti probabilmente un elenco di nomi di persona. Degli ostraka del 2005 ricordo uno figurato, sulla cui superficie è delineata, con carboncino, una figura maschile vista di fronte, con una grossa testa ed un lungo collo; lateralmente ci sono delle linee disegnate forse con ocra rossa, che potrebbero essere le braccia. Non escluderei, alla luce della grossezza della testa e della abnorme lunghezza del collo, che si tratti di una figura magica. In mancanza di un testo scritto è sempre disagevole interpretare questi disegni, dal momento che è piuttosto labile il confine tra una figura magica e un semplice scarabocchio abbozzato da un bambino. Perciò queste immagini vanno considerate sempre con molta prudenza, cosa che non sempre viene fatta.[5]

    Nel corso della Quarta Campagna di lavoro (2006) si è continuato a scavare il santuario ST20. Di esso sono stati portati interamente alla luce i ricordati ambienti E ed F (già parzialmente scavati nella stagione precedente), le tre stanze laterali D, H e G e, almeno in parte, la sala L, che costituisce il naos del tempio. Quest'ultima Campagna ha portato al recupero, tra l'altro, di 2 papiri figurati magici, 6 papiri greci, un papiro copto e 3 tituli picti greci. Si tratta di materiali per lo più in discrete condizioni, anche se non molto estesi.

    Come nella precedente Campagna l'unità stratigrafica rivelatasi più ricca di papiri ed ostraka è stata la US 256: uno strato denso di materiale organico, soprattutto di frammenti di manufatti, che si trova nell'ambiente laterale E, oggetto, come si è detto, di un riuso in epoca tarda. All'interno di tale stratigrafia sono stati rinvenuti 2 frammenti greci, il più interessante dei quali è ST05/256/1435, sul quale si legge, tra l'altro, εἰς εὐεργ[, e uno dei soliti rotoli-amuleti (ST05/256/1364), sul quale è delineata un'immagine circolare, presente in altri papiretti magici rinvenuti dalla nostra Missione ed interpretabile come una corona o un ouroboros. Alla medesima tipologia appartiene l'altro papiro magico (ST06/344/1363) trovato nel 2006 nell'ambiente laterale G, attiguo alla sala E: vi è delineato il ricordato motivo "a lisca di pesce," che fin qui appare l'immagine più frequentemente disegnata su questi amuleti. Segnalo anche il papiro greco ST06/344/1366, contenente certamente una γραφὴ ἱερέων καὶ χειρισμοῦ. Vi si legge infatti a ll. 2 s.: Σο]κνοπαίου θεο[ῦ | χειρ]ισμοῦ α[. Su base paleografica la si può far risalire ad un periodo compreso tra la fine del II e gli inizi del III sec. d.C.

    Degno di menzione è il piccolo frammento di papiro copto (ST06/323/1244), che potrebbe contenere un testo letterario databile, secondo quanto ci suggerisce Roger S. Bagnall, ad un periodo intorno al VI sec. d.C. Il frustolo, rinvenuto all'interno di uno strato di sabbia eolica accumulatosi dentro la sala F di ST20, pone chiaramente degli interrogativi sull'epoca esatta in cui Soknopaiou Nesos fu del tutto abbandonata.[6]

    Dei 3 tituli picti greci ne mostro uno (ST06/317/1242), composto da due pezzi non combacianti di una spalla di piccola anfora con ansa; lungo la cordonatura sono state delineate con inchiostro rosso e con un calamo a punta grossa e morbida alcune lettere greche, separate da un punto mediano; sul pezzo più grande si leggono le prime due ed una traccia di una terza: Χ · Β · .[ . Si tratta di un'annotazione certamente relativa al contenuto dell'anfora: 2 χοίνικες ?

    Credo che i materiali greci di interesse papirologico rinvenuti nelle nostre quattro Campagne consentano di poter fare le seguenti considerazioni di tipo generale:

    1. Essi sono datati, o paleograficamente databili, all'epoca romana; nell'area finora scavata, area compresa tra la porta nord del vecchio tempio e la prima metà del tempio nuovo, papiri ed ostraka di epoca anteriore non ne sono venuti fuori: o sono stati recuperati nel corso di scavi precedenti o furono eliminati già in epoca antica.

    2. Tra i papiri rinvenuti dalla nostra Missione quelli greci sono nettamente più numerosi di quelli demotici; viceversa gli ostraka demotici sono molto più numerosi di quelli greci. Anche questi materiali, dunque, confermano che Soknopaiou Neos era una kome bilingue, dove la presenza del greco non doveva essere meno incidente di quella dell'egiziano.

    3. Sapevamo, dal numero di domande oracolari e da altri testi greci o greco-demotici in esso rinvenuti, che nel villaggio in epoca romana era largamente praticata la magia;[7] i 15 rotoli-amuleti da noi recuperati, che si aggiungono a quelli trovati da Zucker, costituiscono una conferma.

    4. Si è tradizionalmente ritenuto che il villaggio sia stato abbandonato nel III sec. d.C., ma partendo dal ricordato frammento copto converrà porsi dei dubbi su questo limite cronologico.

    Notes

      1. Sulla storia degli scavi a Soknopaiou Nesos anteriori a quello della nostra Missione di Lecce cf. P. Davoli, L'archeologia urbana nel Fayyum di età ellenistica e romana (Napoli 1998) 39–71.return to text

      2. Il testo della comunicazione, dal titolo Settant'anni dopo "Mr.Michigan": nuovi ritrovamenti di papiri e ostraka a Soknopaiou Nesos, è apparso in SEP 2 (2005) 53–55.return to text

      3. Per una esposizione dettagliata del lavoro archeologico da noi fin qui svolto sul sito, comprensiva della descrizione delle singole strutture portate alla luce, rinvio alla comunicazione di I. Chiesi, P. Davoli, S. Occhi, e N. Raimondi, "The Soknopaiou Nesos Project: Resume of the Archaeological Investigation – the Settlement and its Territory," in questo stesso Congresso. Si veda anche eand., "New Excavations at Soknopaiou Nesos: the 2003 Season," in S. Lippert e M. Schentuleit (edd.), Tebtynis und Soknopaiu Nesos. Leben im römerzeitlichen Fajum (Wiesbaden 2005) 29–39; Eand., "The Temple Area of Soknopaiou Nesos," in M. Capasso e P. Davoli (edd.), New Archaeological and Papyrological Researches on the Fayyum, Proceedings of the International Meeting of Egyptology and Papyrology. Pap.Lup. 14 (2005) 95–124.return to text

      4. Cf. M. Capasso, "Alcuni papiri figurati magici recentemente trovati a Soknopaiou Nesos," in Capasso e Davoli (edd.), New Archaeological and Papyrological Researches on the Fayyum. Proceedings of the International Meeting of Egyptology and Papyrology. Pap.Lup. 14 (2005) 49–66.return to text

      5. Ricordo, a questo proposito, la fantasiosa intepretazione di un ostrakon di Bakchias avanzata da S. Pernigotti, su cui si veda M. Capasso, "Giochi enigmistici a Bakchias," in M. Capasso (ed.), Da Ercolano all'Egitto. V. Ricerche varie di papirologia. Pap.Lup. 15 (2006) 201–210.return to text

      6. Sul problema cf. M. Capasso, "Libri, Autori e Pubblico a Soknopaiou Nesos. Secondo Contributo alla Storia della cultura letteraria del Fayyum in Epoca Greca e Romana I," in S. Lippert e L. Schentuleit (edd.), Tebtynis und Soknopaiu Nesos. Leben im römerzeitlichen Fajum (Wiesbaden 2005) 2–10.return to text

      7. Cf. Capasso, op.cit. (sopra, n. 4) 66 e M.G. Assante, "Domande oracolari in greco: miglioramenti di lettura e riflessioni," AnalPap 16–17 (2004–2005) 81–102 (entrambi con ulteriore bibliografia).return to text