È esperienza comune a tutti i papirologi che la lettura e la rilettura dei testi riservi talora sorprese imprevedibili. Ciò si verifica in modo particolarmente eclatante nel campo delle ricerche prosopografiche, dove la lettura di un nome proprio all'interno di un testo può condurre persino a sconvolgere teorie consolidate da parecchi anni.

    Gli esempi in questo senso sarebbero numerosi. Ai fini di questo contributo, mi limiterò perciò solo a menzionare il caso dell'ipotesi formulata da Nikolaos Gonis in un recente volume della ZPE[1] a proposito del primo rappresentante della famosa famiglia ossirinchita degli Apioni a portare questo nome, cioè Fl. Apion I. Prendendo spunto dall'edizione di P.Bingen 135, nel quale compare un Apion περίβλεπτος, proprietario terriero in Herakleopolites (rr. 1, 5, 6, 10, 12), Gonis suggerisce che si tratti appunto di Apion I e che questi fosse originario di tale regione e non dell'Oxyrhynchites. Apion I sarebbe inoltre figlio di un proprietario terriero di nome Fl. Flavianos, e non di Fl. Strategios I, come la ben nota consuetudine di alternanza onomastica all'interno del casato apionico aveva sempre indotto a pensare. La ben motivata ipotesi di Gonis si basa in particolare sulla pressochè inesistente attestazione della presenza di Fl. Apion I nell'Oxyrhynchites, cui fa riscontro invece la menzione in alcuni papiri di sue proprietà terriere (οἶκος/ οὐσία) nell'Herakleopolites.

    In generale la documentazione relativa al personaggio è scarna e singolare nella sua distribuzione: egli viene menzionato poche volte nei papiri, la maggior parte delle quali come "padre di Fl. Strategios II," mentre un ruolo da protagonista gli riservano fonti letterarie storico-cronachistiche. Tuttavia le notizie tradite dagli autori bizantini si rispecchiano solo debolmente nelle fonti papiracee, e un collegamento tra di esse è per lo più solo indirettamente deducibile.[2]

    All'arricchimento del dossier di Fl. Apion I e al possibile chiarimento del suo rapporto con l'Oxyrhynchites nonché all'individuazione di un dato comune a fonti letterarie e papirologiche, intendo ora contribuire con la presentazione di un papiro inedito della Washington University e la reinterpretazione di due papiri già pubblicati, ma non ancora messi in relazione con la famiglia degli Apioni. Lo studio del papiro Washington University rientra in un progetto di pubblicazione avviato da Todd M. Hickey, che ringrazio per avermi voluto coinvolgere in esso affidandomi, tra gli altri, il testo che qui verrà presentato in forma preliminare.

    Anzitutto mi sembra utile ripercorrere brevemente la documentazione relativa a Fl. Apion I nei suoi punti salienti.[3] Procederò in ordine di tempo, cioè in base alla data (certa o stimata) di redazione dei papiri e in base alla cronologia delle notizie riportate nelle fonti letterarie.

    Iniziamo con un testo problematico, P.Oxy. XVI 1886, una petizione indirizzata a Fl. Apion, defensor civitatis di Oxyrhynchos (r. 1). Dal momento che l'epiteto onorifico a lui riservato, ὁ ἐλλογιμώτατος (eloquentissimus o disertissimus o facundissimus),[4] è meno elevato rispetto a quelli riportati negli altri papiri, l'identificazione di Fl. Apion I con il defensor non è considerata del tutto priva di dubbi. Se si pensasse tuttavia che il testo fosse precedente al resto della documentazione, si potrebbe così spiegare l'assenza dei titoli di rango senatoriale,[5] anche se come ha osservato Gascou, essa potrebbe essere imputata alla semplice funzione di defensor civitatis che Apion svolgeva in quel momento.[6] Il papiro, la cui formula di datazione è quasi del tutto perduta (ma cfr. più avanti e n. 35) sarebbe l'unico testimone di una presenza attiva di Fl. Apion I nell'Oxyrhynchites.

    L'attestazione successiva è il già menzionato P.Bingen 135, proveniente dall'Herakleopolites. Il testo, datato ad una VI indizione, è stato attribuito da Gonis al 19 marzo 468 oppure al 483. Una datazione posteriore non sarebbe infatti possibile, dal momento che Apion viene qui definito spectabilis, mentre già meno di dieci anni dopo, si fregierà dell'appellativo di gloriosissimus. Se l'ekdikos di P.Oxy. XVI 1886 fosse davvero lo stesso Apion, allora il papiro sarebbe precedente al 19 marzo 468 oppure al 483 (cfr. anche più avanti con n. 35). Quanto al contenuto, P.Bingen 135 testimonia il pagamento di canoni effettuato per tramite di un παραλήμπτης[7] di Apion e del clarissimus Flavianos (rr. 1–2, 5, 6–7, 9–10 e 12). Secondo l'ipotesi di Gonis (cfr. sopra, n. 1), i due sarebbero fratelli e avrebbero ereditato dal padre Flavianos proprietà terriere nell'Herakleopolites. Fl. Apion avrebbe quindi sposato Fl. Isis, la figlia di Fl. Strategios I, proprietario terriero nell'Oxyrhynchites, e dal matrimonio sarebbe nato Fl. Strategios II.

    Proprio in qualità di padre di quest'ultimo, il nostro Apion compare nei successivi papiri che lo testimoniano. In P.Flor. III 325, un contratto d'affitto di terreno del 20 maggio 489,[8] il destinatario, il clarissimus e curialis della città di Oxyrhynchos, Fl. Strategios II, viene chiamato "figlio dell'excellentissimus" e forse "ex consulibus Apion" (rr. 2–3).[9] Il testo presenta ancora due elementi significativi: da una parte Strategios viene definito γεουχῶν, "proprietario terriero" ad Oxyrhynchos, dall'altra egli viene rappresentato da Theodoros ὑποκαταστάτης. Questi due fatti vengono interpretati da Gonis, che ha parzialmente rivisto il testo (cfr. sopra), come indizio della possibilità che le proprietà terriere di Fl. Strategios I, forse alla morte della figlia Fl. Isis,[10] passarono in eredità al nipote Strategios II, senza che il padre di questi, Apion, ne avesse parte. Probabilmente ancora minorenne alla morte della madre, Strategios II sarebbe stato così affiancato nell'amministrazione dell'eredità da una sorta di tutore, Theodoros, e non dal padre, in modo che questi venisse tenuto lontano dal patrimonio del suocero. Sarebbe tuttavia anche possibile che la presenza di Theodoros accanto al giovane Strategios sia dovuta all'assenza del padre dall'Egitto. Come ha suggerito Gonis, infatti, l'ascesa politica di Apion potrebbe essere iniziata in concomitanza con la vendita di uffici imperiali da parte dell'imperatore Zeno,[11] il cui regno si colloca tra il 474 e il 491. Si potrebbe allora immaginare che, nell'anno in cui fu scritto il papiro, cioè il 489, Apion si trovasse alla corte di Costantinopoli.

    I successivi tre papiri provengono invece da Herakleopolis e testimoniano l'esistenza in questa città della casata di Apion. Secondo P.Eirene II 12, del 17 giugno 492, all'oikos di Apion, definito gloriosissimus e excellentissimus (r. 3), toccava lo svolgimento dell'ufficio municipale della logisteia (cfr. rr. 13–14).

    Di questo servizio potrebbe restare traccia in un papiro viennese, CPR V 17 (tardo V sec.), nel caso in cui, come suggerisce l'editore J.R. Rea, l'oikos menzionato nel testo (r. 10) come incaricato della logisteia fosse quello di Apion.

    In SPP XX 129, del 4 febbraio 497, è contenuta una petizione indirizzata al defensor civitatis di Herakleopolis da parte di un παραλήμπτης dell'usia di Apion, alla cui titolatura viene aggiunto anche ex consulibus (rr. 1–3).[12] È evidente che questi testimoni non contrastano con l'ipotesi espressa prima sulla probabile assenza di Apion dall'Egitto negli anni in questione, dal momento che notoriamente i titolari degli oikoi egiziani nel V–VI sec. si dedicavano principalmente alla propria carriera politica, abitando a Costantinopoli e dando in gestione le proprietà terriere in Egitto ad un fitto apparato di amministratori locali.[13]

    Sempre nel 497 Apion è menzionato, stavolta in qualità di padre di Strategios, in P.Oxy. XVI 1982, una ricevuta per un pezzo di ricambio di una macchina per l'irrigazione, datata al 1 ottobre.[14] La sua titolatura comprende per la prima volta l'epiteto di famosissimus (πανεύφημος, cfr. r. 5) che sembra rimpiazzare quello di gloriosissimus, forse una peculiarità dell'Oxyrhynchites rispetto all'Herakleopolites, come suggerisce Gonis.[15] Fl. Strategios, divenuto magnificentissimus e gloriosissimus comes devotissimorum domesticorum (cfr. rr. 3–4), agisce qui senza il tutore Theodoros: egli è quindi ormai entrato nella maggiore età.

    Da fonti letterarie[16] apprendiamo come, in occasione della campagna di guerra contro i Persiani, l'imperatore Anastasius nominò Apion amministratore finanziario dell'esercito e praefectus praetorio Orientis vacans.[17] Di questa praefectura ad hoc resta traccia in un papiro di Oxyrhynchos, un contratto d'affitto di terreno del 3 settembre 505 (P.Oxy. LXVII 4615), indirizzato a Fl. Strategios II, definito figlio di Apion "famosissimus ed excellentissimus ex consulibus e," appunto, "e praefectis" (rr. 3–5).

    Questo è anche il papiro più tardo finora conosciuto che menzioni Apion. Le fonti letterarie continuano invece a informarci delle sue azioni successive. Secondo Theophanes[18] Apion avrebbe abbandonato la spedizione persiana a causa di dissensi con il collega Areobindos[19] e per volere dell'imperatore, tornando a Costantinopoli nel 505; secondo Ioannes Stylites[20] invece si sarebbe recato ad Alessandria nel maggio 504 per procurare rifornimenti per l'esercito. Alcuni autori riportano poi come l'imperatore Anastasius, adirato per il fallimento della spedizione persiana, rivolse nel 510 la sua ira contro Apion ed altri personaggi, ordinandone l'esilio e la confisca dei beni.[21] Secondo Gascou[22] la disgrazia di Apion fu piuttosto dovuta all'inasprimento dei conflitti dottrinali tra monofisiti e ortodossi.[23] Non è chiaro se la confisca dei beni coinvolgesse davvero anche Apion: di certo, nessun papiro finora noto è indirizzato all'oikos di Apion o di Strategios tra il 510 e il 518 e persino fino al 28 ottobre 523 (P.Oxy. XVI 1984, cfr. per la data da ultimo Gonis, P.Oxy. LXVII 4616, comm. a rr. 2–3).

    Da Theodoros Anagnostes[24] apprendiamo come nella disgrazia di Apion fu coinvolto anche il figlio di questi, Herakleidas.[25] I due sarebbero stati costretti a prendere gli ordini religiosi e, mentre Herakleidas ricevette il sacramento di buona grazia, Apion si ribellò bestemmiando, dal momento che, dice Theodoros, egli era un pederasta ed un blasfemo.

    Tornato dall'esilio, Apion ricoprì la carica di praefectus praetorio nel 518[26] per volere del nuovo imperatore Iustinus I. Sulla data della sua morte siamo indirettamente informati da un'epistola di Innocentius di Maronaea relativa ad un colloquio tra monofisiti e ortodossi organizzato da Iustinianus nel 532. In essa si riporta che il defunto Apion si sarebbe convertito all'ortodossia perchè persuaso dai piissimi atque fidelissimi nostri imperatores. Se, come sostiene Gascou, questi fossero da identificare con Iustinianus e Theodora, la morte di Apion si collocherebbe tra il matrimonio dei due sovrani (avvenuto nel 524) e la data del colloquio (532).[27]

    Dopo aver tracciato così brevemente la cronologia delle testimonianze relative a Fl. Apion I, passerò ora a presentare i nuovi papiri inserendoli nel quadro appena descritto.

    Si ricorderà come l'unica possibile attestazione di una presenza attiva ad Oxyrhynchos da parte di Fl. Apion I riguardi la sua attività di defensor civitatis testimoniata da un papiro di Oxyrhynchos (P.Oxy. XVI 1886) di data incerta (cfr. sopra). Un testo inedito della collezione Washington potrebbe ora fornire nuova testimonianza del defensor Apion.

    Si tratta di P.Wash.Univ. inv. 26, uno scritto, forse una petizione, indirizzato a Fl. Apion (r. 1: Φλα(ουίῳ) Ἀπίω[ν]ι̣), al quale è rivolto l'epiteto di λογιώτατος, che appare abbreviato e con il se-condo omicron al posto di ω (τ̣ῷ λογιοτ(άτῳ)). Il titolo che si trova alla fine del rigo è invece danneggiato. L'aggettivo λογιώτατος, tipico dei defensores civitatis, suggerisce che si tratti, come in P.Oxy. XVI 1886.1, di ἔκδικος. Tuttavia il papiro sembra riportare piuttosto un sigma legato ad un chi (σ̣χ̣) e non le prime due lettere di ἐκδίκῳ, come ci si aspetterebbe. La difficoltà può essere però superata. Poiché è noto infatti che spesso i defensores civitatis erano definiti anche σχολαστικοί, si potrebbe tentare di leggere questa parola anche nelle tracce in questione e integrare la carica di ekdikos, preceduto o meno da καί, nella lacuna successiva. Se così fosse, il papiro sarebbe il primo testimone di σχολαστικός in riferimento ad Apion: questo titolo, quasi un grado accademico, come lo definisce felicemente B. Palme, sembrerebbe far pensare che egli avesse conseguito un'educazione retorico/giuridica che lo preparava allo svolgimento di cariche statali e municipali.[28] Ma forse è dovuto solo al legame con la funzione di ἔκδικος, del quale potrebbe essere diventato quasi un epiteto.[29]

    Il testo, privo di data, non contribuisce purtroppo a chiarire se il defensor in questione possa essere identificato con Fl. Apion I. Si ricorderà che ad una tale identificazione sembra opporsi il fatto che Apion è attestato finora solo come proprietario terriero nell'Herakleopolites. E ciò tanto più se si accetta l'ipotesi di Gonis, secondo cui Apion sarebbe originario di questa regione e non dell'Oxyrhynchites. L'ekdikia era infatti un munus che spettava ai notabili di una comunità e veniva da essi espletato a turno. Lo rivela una legge del 535 (Nov. 15) che usa a questo proposito l'espressione κατὰ κύκλον.[30] Di un simile ciclo relativo allo svolgimento di una carica municipale, e precisamente la riparia, abbiamo un esempio nel P.Oxy. XVI 2039, risalente forse al 562/3: in esso viene rendicontato il servizio espletato dai notabili ossirinchiti nel corso di ca. 100 anni.[31]

    Si può comunque tentare di trovare una spiegazione. È possibile per esempio che Apion fungesse da ekdikos in quanto membro della famiglia di un proprietario terriero del luogo, Fl. Strategios I, per averne sposato la figlia. In altre parole, Apion svolgerebbe il servizio di defensor civitatis per conto dell'ἔνδοξος οἶκος del suocero o per conto della moglie, che ha ereditato le proprietà del padre. Theodosios II nel 442 stabilisce p.es. come gli illustres potessero esimersi dallo svolgimento diretto delle cariche municipali, nominando un sostituto. Il nominator rimaneva tuttavia responsabile dell'espletamento del servizio.[32] Nel caso della riparia, ciò è testimoniato da P.Oxy. VI 904 (II metà del V sec., cfr. D. Feissel e J. Gascou, La pétition à Byzance [Parigi 2004] 175): dal testo (cfr. in particolare rr. 3–5) si deduce infatti che la persona cui spettava il munus poteva incaricare un sostituto di espletare il servizio in sua vece, mettendogli però a disposizione i mezzi necessari per farlo.

    Ci si può quindi ben immaginare come un oikos coinvolto regolarmente nei munera municipali non impiegasse nello svolgimento diretto del servizio sempre il proprio capofamiglia, ma anche altri suoi membri e persone legate al casato.

    Una testimonianza in tal senso, relativa proprio all'ekdikia, viene da un papiro già pubblicato, ma non ancora messo in relazione con l'oikos degli Apioni. Si tratta di P.Oxy. XVI 1885 del 29 novembre 509, una petizione indirizzata ad un defensor civitatis, il cui nome è perduto in lacuna (r. 1). Il papiro sarebbe stato ritrovato insieme ad altri due testi che riguardano un ekdikos di nome Flavios Hermias, uno dei quali (P.Oxy. XVI 1883, cfr. al r. 1) datato al 21 dicembre 504. Di conseguenza gli editori suggeriscono che anche il defensor di P.Oxy. XVI 1885 possa essere Fl. Hermias (cfr. ibid., comm. a rr. 1–3). A questo piccolo dossier si potrebbe aggiungere anche P.Oxy. XVI 1884, una petizione mutila della parte iniziale, ma indirizzata senza dubbio ad un ἔκδικος, come si evince dal vocativo λογιώτατε ἔκδικε κύριε al r. 14. Il papiro è datato infatti al 27 ottobre 504, quindi allo stesso anno in cui Fl. Hermias svolgeva la funzione di defensor secondo P.Oxy. XVI 1883.

    Torniamo ora a P.Oxy. XVI 1885. Sebbene il documento sia rivolto ad una persona, il mittente dichiara nella consueta formula finale, "di avere presentato la petizione all'ἔνδοξος οἶκος" (r. 18: τῷ ἐνδόξ(ῳ) οἴ̣[κῳ ἐ]πιδέδωκα). Se si trattasse, come è molto probabile, della domus gloriosa degli Apioni, allora il defensor in questione svolgerebbe il munus per conto di questa casata. Si osservi poi come, a giudicare da P.Oxy. XVI 2039, posto che la datazione del papiro al 562/3 sia esatta, l'oikos degli Apioni non era impegnato nello svolgimento della riparia né nel 504/505 (cfr. P.Oxy. XVI 1883) né nel 509/510 (cfr. P.Oxy. XVI 1885): un suo coinvolgimento nella ekdikia in questi anni sarebbe quindi ben immaginabile.[33]

    Posto dunque che l'oikos degli Apioni prendesse parte, come sembra, allo svolgimento della defensio civitatis così come della riparia, anche per tramite di terzi, appare plausibile che Fl. Apion I, persino in qualità di genero di Fl. Strategios I, svolgesse il servizio di ekdikos, testimoniato da P.Oxy. XVI 1886, per conto dell'ἔνδοξος οἶκος. Sulla base di questo presupposto, si può tentare un riesame della lacunosa formula di datazione, con l'aiuto della foto digitale:[34] l'analisi delle tracce rivela come essa potrebbe essere compatibile con il 472.[35] Se così fosse, se ne dedurrebbero alcune precisazioni in merito alla datazione di altri due testi del dossier: P.Bingen 135, che testimonia forse Apion ad uno stadio posteriore della sua carriera, dovrebbe cioè datarsi al 19 marzo 483 (cfr. sopra), e P.Wash.Univ. inv. 26 sarebbe precedente a questa data. Inoltre, dal momento che Apion agirebbe come ekdikos in qualità di genero di Strategios, egli doveva essere sposato a Fl. Isis già nel 472.

    Da quest'ultima ipotesi conseguono alcune riflessioni sul piano della cronologia interna relativa ai membri della famiglia. Si ricorderà infatti che, secondo P.Flor. III 325 (cfr. sopra), Fl. Strategios II, presunto figlio di Apion e Isis, era probabilmente ancora un minore il 20 maggio 489, dal momento che, forse a causa dell'assenza del padre, aveva bisogno di un tutore. Egli doveva quindi essere nato non prima nel 476: come ha sottolineato Palme,[36] infatti, le norme del diritto romano di periodo classico, mantenute anche nel diritto giustinianeo, prevedevano che i maschi potessero agire senza tutore sin dall'età di 14 anni.

    È dunque possibile, che Strategios non fosse il primo figlio della coppia. Ed effettivamente si ricorderà come, secondo la testimonianza di Theodoros Anagnostes, Apion avesse anche un altro figlio, Herakleidas, con il quale aveva condiviso l'esilio e l'ordinazione. E proprio il fatto che questi seguì il padre almeno nell'ultima fase delle sue vicende politiche prima dell'esilio, sembrerebbe confermare che egli fosse maggiore di età rispetto al fratello Fl. Strategios II, che invece rimase in Egitto.

    Veniamo dunque all'ultimo testo analizzato in questo contributo. Si tratta di un papiro viennese, CPR VI 79, datato su base paleografica al V sec. e proveniente da Nilupolis in Herakleopolites. Il testo è un contratto d'affitto anomalo, in quanto l'inquilino è anche proprietario dell'immobile, ma lo ha precedentemente ipotecato a favore di un πρωτεύων di Herakleopolis, che ora appunto glielo dà in affitto (cfr. in particolare rr. 1–7 con BL IX, 67). Ebbene, il πρωτεύων in questione si chiama Septimios Herakleides, figlio di Apion (rr. 1–2). È quindi un'irresistibile tentazione quella di identificarlo con il figlio del nostro Fl. Apion I, quello testimoniato finora dal solo Theodoros Anagnostes! A favore di questa ipotesi, oltre all'identità onomastica del figlio e del padre (Herakleidas ed Herakleides sono infatti varianti ortografiche dello stesso nome),[37] si noti come il titolo di πρωτεύων di Herakleopolis è riferito all'altro figlio di Apion, Fl. Strategios II, forse già nel 528 (P.Oxy. LXX 4783.5), sicuramente il 23 settembre 530 (P.Oxy. LXX 4784.4) e fino almeno al 28 luglio 535 (P.Oxy. XVI 1983.3–4). Il fatto che Herakleides porti il gentilizio Septimios, mentre il padre normalmente quello di Flavios, non costituisce difficoltà alla proposta d'interpretazione, dal momento che Septimios potrebbe essere il gentilizio originario della famiglia, mentre Flavios denoterebbe lo status raggiunto da Apion durante la sua carriera pubblica. Come ha infatti dimostrato J.G. Keenan,[38] i gentilizi Flavios ed Aurelios nel V sec. non contrassegnano più l'appartenenza ad una famiglia, ma indicano uno status sociale. Accade così che una stessa persona possa portare due gentilizi allo stesso tempo, o persino differenti gentilizi in contesti diversi:[39] è il caso di Flavios Septimios Paulos, riparios ad Oxyrhynchos nel 392/393 e noto anche come Septimios Paulos,[40] ed anche quello recentemente esaminato da Palme,[41] del riparios di Aphrodites Kome, attestato a partire dal 5–14 luglio 521 e fino al 5 apr. 585 (data in cui è già defunto), chiamato sia Klaudios Apollos che Flavios Apollos. Similmente padre e figli possono essere contraddistinti da nomina gentilia differenti, che riflettono la loro carriera: così sappiamo dai documenti relativi alla famiglia di Eulogios, che questi è Flavios già nel 466 (P.Oxy. LXVIII 4693, 3 del 27 (?) febbr.), ma nel 487 i suoi figli Apfus e Martyrios sono entrambi Aurelii (P.Oxy. XVI 1961, 4 del 14 apr., cfr. BL XI, 156).

    Tornando a Septimios, questo gentilizio, alla pari di tutti quelli diversi da Aurelios e Flavios, è estremamente raro nel V sec. e contrassegna, come ha dimostrato Keenan[42] e come è stato recentemente ribadito da Gonis,[43] i membri delle élites municipali di antica data, che appartengono alla classe dei curiales. Il nome si rivela relativamente frequente in Herakleopolites, dove nel V sec. contraddistingue ben tre πρωτεύοντες – uno dei quali è il nostro Herakleides – cioè, secondo la recente analisi di Fabian Reiter in P.Köln XI 460, introd., 239–243, membri dell'aristocrazia municipale che detengono considerevoli proprietà terriere.

    Il gentilizio Septimios potrebbe quindi costituire un segno di identificazione familiare e fornire così un ulteriore argomento all'ipotesi di Gonis, secondo cui Fl. Apion I sarebbe figlio di un proprietario terriero herakleopolita di nome Flavianos. Uno dei πρωτεύoντες di Herakleopolis a portare il gentilizio Septimios si chiama infatti proprio Flavianos ed a lui è indirizzato un documento datato al 25 giugno 421 (P.Select. 13.1: Σεπτίμῳ (l. Σεπτιμίῳ) Φλαουιανῷ πρωτεύοντι Ἡρακλ(εο)πολίτου). Sarebbe quindi possibile, come lo stesso Gonis ha considerato,[44] che Septimios Flavianos fosse il padre di Apion e il nonno di Septimios Herakleides.[45]

    Allo stesso modo potremmo forse giungere a identificare un altro membro della famiglia. Si tratta di Septimios Ptolemaios, il terzo ed ultimo πρωτεύων di Herakleopolis constraddistinto da questo gentilizio. È infatti stato proposto da Gonis (cfr. sopra) che il Septimios Flavianos menzionato in P.Select. 13 possa essere identificato con Fl. Flavianos, vir clarissimus e forse poi spectabilis, attestato in un gruppo di esercizi di scrittura e in due documenti della collezione di Vienna[46] provenienti dall'Herakleopolites, che fu sicuramente comes primi ordinis sacri consistorii e proprietario terriero in Herakleopolites, forse anche praetor, consularis e persino praeses nella prima metà del V sec.[47] In alcuni degli esercizi di scrittura egli è menzionato insieme al fratello Ptolemaios, anch'egli vir clarissimus ed e praetoribus,[48] e i due vengono definiti proprietari terrieri nell'Herakleopolites. Essi ricorrono forse anche in un altro documento del V sec., SPP VIII 1006.1, la cui provenienza dall'Herakleopolites è stata riconosciuta a ragione da Gonis.[49] Torniamo dunque al nostro terzo ed ultimo πρωτεύων di Herakleopolis, Septimios Ptolemaios. Il documento che lo menziona, il contratto di prestito SPP XX 146.3–4 (cfr. BL VIII, 469), proviene forse da Costantinopoli ed è stato datato su base paleografica al V–VI sec. Poiché un riesame della scrittura lo rivela invece compatibile con una datazione intorno alla metà del V sec.,[50] sarebbe possibile pensare che il Septimios Ptolemaios ivi menzionato sia il fratello di Septimios/Flavios Flavianos. Sia il gentilizio Septimios che il titolo di πρωτεύων costituiscono infatti indizi significativi per una tale identificazione. Una conferma in questo senso potrebbe venire dal fatto che, secondo P.Rain.Unterricht 96.1–2, Ptolemaios fu praetor, cioè probabilmente pretore della città di Costantinopoli, cfr. sopra con nn. 46–48. Ciò si adatterebbe infatti al quadro presentato da SPP XX 146, secondo cui il documento fu scritto a Costantinopoli (cfr. rr. 2–3), dove abitava il creditore Septimios Ptolemaios (cfr. r. 3) e dove il debitore ha ricevuto in prestito la somma (cfr. r. 8). Se l'ipotesi fosse esatta, i tre Septimioi attestati in Herakleopolites nel V sec. si rivelerebbero appartenenti alla stessa famiglia, cioè forse la famosa famiglia degli Apioni.

    Tornando ad Herakleides, il fatto che questi fosse πρωτεύων implica, come dicevamo, che egli abbia ricevuto dal padre o dal nonno in una data imprecisata proprietà nell'Herakleopolites. Ciò potrebbe essere avvenuto per esempio in occasione dell'assenza di Apion nella prima fase del suo impegno politico, quando cioè anche Strategios ricevette i beni dell'Oxyrhynchites: il papiro viennese dovrebbe quindi essere posteriore alla data di P.Bingen 135, secondo cui Apion si trovava ancora in Egitto nel 483 (cfr. sopra con n. 35), e anteriore al 510, anno della caduta in disgrazia di Apion insieme al figlio (cfr. sopra con nn. 21 e 24).

    Il fatto che due papiri, l'uno del 492 e l'altro del 497, menzionino rispettivamente l'οἶκος (P.Eirene II 12.3 e 14) e l'οὐσία (SPP XX 129, 2) di Apion (e non di Herakleides) in Herakleopolites (cfr. per entrambi all'inizio di questo articolo), non implica che Apion si trovasse in quella regione, anzi potrebbe essere un indizio del fatto che egli fosse già lontano dall'Egitto. Quanto a Herakleides, è possibile egli non fosse comunque a capo del casato e persino che, alla data dei due testi, avesse abbandonato l'Egitto per seguire il padre alla corte di Anastasius.

    Per comodità del lettore, riassumo dunque in una tabella i testi che costituiscono il dossier di Apion I, ricostruito secondo le ipotesi sopra esposte. Nello schema sono indicate le date (con gli elementi principali in grassetto) dei papiri e degli avvenimenti descritti nelle fonti letterarie; inoltre il luogo da cui proviene il testo e quello in cui presumibilmente si trovava Apion a quel tempo (ogni cambiamento di sede è evidenziato in grassetto); infine la citazione (nel caso di papiri) o il riassunto (nel caso di fonti letterarie) del passo in cui il personaggio compare (con la relativa titolatura in grassetto):

    Data Pubblicazione Luoghi Citazione
    472 (?)[51] P.Oxy. XVI 1886.1 Oxyrhynchos Φλαουίῳ Ἀπίων[ι τῷ ἐλλ]ογιμ(ωτάτῳ) ἐκδίκ(ῳ) τῆς Ὀξυρ[υγχ(ιτῶν)]
    prima del 19 marzo 483 (?) P.Wash.Univ. inv. 26, 1 Oxyrhynchos Φλα(ουίῳ) Ἀπίω[ν]ι̣ τ̣ῷ λογιοτ(άτῳ) σ̣χ̣ο̣λ̣α̣[στικῷ (?) καὶ (?) ἐκδίκῳ τῆς Ὀξυρυγχ(ιτῶν) (?)]
    19 marzo 483 (?)[52] P.Bingen 135.1–2 e 5 Herakleopolis δι᾿ Ἰ̣ω̣άννου παραλ̣(ήμπτου) Ἀ̣π̣ί̣[ωνος περιβλ(έπτου) καὶ] | Φλαουιανοῦ λαμπροτάτου e δι᾿ Ἰωάννου παραλ(ήμπτου) Ἀπίωνος περιβλ(έπτου) καὶ Φλαουιανοῦ λαμπροτάτου
    dopo il 19 marzo 483 (?)[53] CPR VI 79.1–2 Nilupolis, Herakleopolites (Herakleides); Costantinopoli (Apion) (?) Σε̣πτιμίῳ Ἡρακλείδῃ Ἀπίωνος | πρω̣̣τεύοντι Ἡρακλέους πόλεως
    20 maggio 489[54] P.Flor. III 325.2–3[55] Oxyrhynchos (Strategios); Costantinopoli (Apion) (?) [Φλ(αουίῳ) Στρατηγίῳ τῷ λαμπ]ροτάτῳ [κ]αὶ πολι[τ]ευομένῳ τῆς Ὀξυριγχιτῶν πόλεως υἱῷ τοῦ ὑπερ|[φυεστάτου ἀπὸ ὑπάτ(ων) Ἀ]πίωνο[ς] γεουχοῦντι ἐν α[ὐτ]ῇ διὰ Θεοδώρου ὑποκαταστάτου
    492 P.Eirene II 12.3–4 Herakleopolis (oikos); Costantinopoli (Apion) (?) τῷ οἴκῳ Ἀπίωνος̣ τ̣οῦ ἐνδοξοτά̣του καὶ ὑπερφυεστάτου διὰ | Ἀπολλῶ λογιστοῦ
    4 febbr. 497 SPP XX 129.2–3[56] Herakleopolis (usia); Costantinopoli (Apion) (?) [παρὰ Αὐρηλίου Πτολ]εμαίου παραλή[μπ]του οὐσίας Ἀπίωνος τοῦ ἐνδοξ(οτάτου) | καὶ ὑπερφυεστάτου ἀπὸ ὑ̣π̣ά̣τω̣ν̣
    1 ott. 497[57] P.Oxy. XVI 1982.3–6 Oxyrhynchos (Strategios); Costantinopoli (Apion) (?) Φλ[αου]ί̣[ῳ Σ]τ̣ρ̣[α]τ̣η̣γ̣ίῳ τῷ μεγαλοπρεπεστάτῳ καὶ ἐνδοξοτάτῳ | κόμετι τῶν καθοσιωμένων δομεστικῶν, υἱῷ τοῦ ὑπερφυεστάτου καὶ | πανευφήμου ἀπὸ ὑπάτων Ἀπίωνος, γεουχοῦντι ἐνταῦθα τῇ λαμπρᾷ καὶ | λαμπροτάτῃ Ὀξυρυγχιτῶν πόλει
    tardo V sec. CPR V 17.9–10 Herakleopolis (oikos); Costantinopoli (Apion) (?) εἰς πάντα τὸν χρόνον | τῆς λογιστείας τοῦ προειρημένου οἴκου
    503 Lydus, De magistratibus III 17, et alii[58] Amida nominato da Anastasios amministratore finanziario dell'esercito e praefectus praetorio Orientis vacans
    504 Theophanes, Chron., AM 5997 Amida trattiene Areobindos che vuole tornare a Costantinopoli, deluso dall'invidia degli altri due comandanti
    505 o 504 Theophanes, Chron., AM 5998; Ioannes Stylites, Chron. 58 Costantinopoli o Alexandria abbandona Amida per dissensi con Areobindos oppure per cercare approvvigionamenti
    3 sett. 505 P.Oxy. LXVII 4615.3–5 Oxyrhynchos (Strategios); Costantinopoli o Alexandria (Apion) [Φλ]α̣ο̣υ̣ί̈ῳ Στρατηγίῳ τῷ μεγαλοπρεπεστάτῳ καὶ ἐνδοξοτάτῳ κόμετι τῶν καθοσιωμένων | [δομ]εστικῶν υἱῷ τοῦ <τὰ> πάντα πανευφήμου καὶ ὑπερφυεστάτου ἀπὸ ὑπάτων καὶ ἐπάρχων | [ ca. 7 ]υ̣ [Ἀ]π̣ίων[ος] γεουχοῦντι ἐν τῇ λαμπρᾷ καὶ λαμπροτάτῃ Ὀξυρυγχιτῶν πόλει
    510 Lydus, De magistratibus, III 17, et alii[59] Nicaea (Apion); Prusa (Herakleidas) esilio e ordinazione religiosa forzata insieme al figlio Herakleidas
    518 Malalas, Chron. XVI 9 e XVII 3 et alii[60] Costantinopoli ritorna dall'esilio e diventa praefectus praetorio Orientis per volere di Iustinus
    524 –532 Ep. de coll. cum Severianis, 169–170 Costantinopoli (?) conversione all'ortodossia per intercessione dei piissimi atque fidelissimi nostri imperatores; morte

    Per concludere, un'osservazione sul titolo di πρωτεύων di Herakleopolis. Dal momento che Fl. Strategios II viene così definito solo a partire dal 528 (P.Oxy. LXX 4783) o 530 (P.Oxy. LXX 4784), almeno 5 anni dopo essere chiamato per la prima volta "proprietario anche nell'Oxyrhynchites" (P.Oxy. XVI 1984. 5 del 28 ott. 523), e quindi nell'Herakleopolites, è evidente che ben due sono gli avvenimenti accaduti in prossimità di tali date: il primo potrebbe avere a che fare con il matrimonio tra Strategios II e Leontia. È possibile infatti che il padre di questa sia da identificare, come ha proposto J. Rea (cfr. P.Oxy. LXIII 4397, comm. a r. 120), con il Leontios insieme al quale Strategios svolge forse la carica di riparios ad Herakleopolis nel 506 (CPR XIV 48.1–3 con BL XI, 77). Egli doveva quindi essere proprietario terriero in questa città. In seguito al matrimonio con Leontia o alla morte del suocero, Strategios potrebbe dunque aver ereditato i beni (o parte dei beni) herakleopoliti di Leontios.[61] Il secondo avvenimento, a ridosso del 528 o 530, potrebbe essere la morte del padre Apion, in seguito alla quale Strategios avrebbe forse assunto i beni dell'Herakleopolites e il titolo di πρωτεύων, di cui il fratello Herakleides si era fregiato prima di lui. Sulla sorte di quest'ultimo non abbiamo a tutt'oggi ulteriori notizie. Tuttavia, a giudicare dal fatto che Strategios ottenne beni e titolo ad Herakleopolis, non sembra probabile che egli tornò in Egitto.

    Ma il terreno sta diventando scivoloso... Concludo dunque qui il mio castello di ipotesi, sperando almeno di aver suggerito spunti per ulteriori ricerche su questa interessante famiglia che forse dovremmo più esattamente chiama re "dei Septimii Apiones."

    Notes

      1. N. Gonis, "P.Bingen 135 and Flavius Apion I," ZPE 146 (2004) 175–178. return to text

      2. Nell'attribuzione delle fonti al personaggio seguo l'impostazione di J. Gascou, "Les grands domaines, la cité et l'état en Égypte byzantine," T&MByz 9 (1985) 61–75, accolta normalmente dai papirologi, e non quella di J.R. Martindale, PLRE II che le assegna a più di un personaggio. Quest'ultima interpretazione è stata ripresa recentemente da P. Sarris, Economy and Society in the Age of Justinian (Oxford 2006) 17–18, con n. 41 e da id., "Aristocrats and Aliens in early Byzantine Constantinople," in E.M. Jeffreys (cur.), Byzantine Style, Religion and Civilization (Oxford 2006) 419–420; cfr., a tal proposito, Gonis, P.Oxy. LXVII 4615, comm. a r. 4 (p. 237) ἀπὸ ... ἐπάρχων.return to text

      3. Cfr. anche la presentazione del personaggio in Gascou, op.cit (sopra, n. 2) 61–63; R. Mazza, L'archivio degli Apioni (Bari 2001) 53–57. return to text

      4. Cfr. P. Koch, Die byzantinischen Beamtentitel von 400 bis 700 (Diss. Jena 1903) 84–85, 82 e 94; O. Hornickel, Ehren- und Rangprädikate (Diss. Giessen 1930) 7–8. return to text

      5. Di tale assenza si meraviglia appunto Gonis, op.cit. (sopra, n. 1) 176 con n. 11.return to text

      6. Gascou, op.cit. (sopra, n. 2) 63 con n. 353: lo studioso colloca lo svolgimento della defensio civitatis da parte di Apion, o meglio di un suo delegato, nell'intervallo di tempo compreso tra la prefettura del pretorio (518) e la sua morte (dopo il 524 – prima del 532), cfr. più avanti con nn. 26–27. Accade effettivamente che persino uno spectabilis venga contrassegnato con il titolo di λογιώτατος, quando funge da ἔκδικος, cfr. BGU II 401.6–8 (Arsinoiton polis; 25 marzo 618), cfr. Koch, op.cit. (sopra, n. 4) 85 con n. 4. Mi chiedo a questo proposito se il Fl. Serenos, ekdikos di Oxyrhynchos in PSI VII 790.1–3 (con BL VII, 236) del 1 genn. – 31 marzo 546 (?) (con BL VIII, 401 e F. Reiter, "Datierungen nach dem Postkonsulat des Basilius in Papyrusdokumenten," ZPE 145 [2003] 238 con n. 51), non possa essere identificato con il figlio di Martyrios e nipote di Eulogios attestato ca. quattro anni dopo in qualità di μεγαλοπρεπέστατος καὶ περίβλεπτος κόμες τοῦ θείου κονσιστωρίου, cfr. P.Oxy. I 140.4–5 (con BL I, 317 e XI, 143) del 26 apr. 550 (con BL VII, 128 e R.S. Bagnall, K.A. Worp, "Chronological Notes on Byzantine Documents. V," BASP 17 [1980] 20–21).return to text

      7. Sul significato di questo termine, che originariamente designava un ufficiale coinvolto nella raccolta dell'annona, e, a partire dal IV sec., impiegati al servizio di oikoi privati, cfr. B. McGing, P.Bingen 135, comm. a r. 1.return to text

      8. Cfr. BL VII, 53.return to text

      9. Cfr. BL VII, 53 e Gonis, P.Oxy. LXVII 4614, comm. a r. 1 e 4615, comm. a rr. 4–5 (p. 236–237).return to text

      10. Gonis, op.cit. (sopra, n. 1) 177.return to text

      11. Questi introdusse il consolato onorario, in vendita per 100 pezzi d'oro, allo scopo di finanziare l'acquedotto di Costantinopoli, cfr. Gonis, op.cit. (sopra, n. 1) 176 con n. 9. Sulla possibilità che Apion acquisisse il suo, proprio in questi anni (la prima testimonianza sicura è tuttavia SPP XX 129.3 [con BL VIII, 468] del 4 febbr. 497 [cfr. più avanti nel testo]; in P.Flor. III 325.3 il titolo è solo integrato, cfr. BL VII, 53), cfr. in particolare il già menzionato Gonis, P.Oxy. LXVII 4615, comm. a rr. 4–5 contra PLRE II 101.return to text

      12. Cfr. BL VIII, 468.return to text

      13. Un chiaro esempio di ciò è costituito da P.Oxy. LXIII 4397 (17 marzo 545), una lunga lettera indirizzata dal monastero di Abbas Hierax a Fl. Apion II per tramite del consueto oiketes Menas: in essa si menziona il fatto che Apion viveva a Costantinopoli con la madre Leontia, moglie del defunto Strategios II (rr. 112–114; 119–120; 158–159).return to text

      14. Cfr. P.J. Sijpesteijn, "Some Remarks on Roman Dates in Greek Papyri," ZPE 33 (1979) 235–236.return to text

      15. P.Oxy. LXVII 4615, comm. a rr. 4–5, in particolare p. 237.return to text

      16. Cfr. Gascou, op.cit. (sopra, n. 2) 62 con n. 344.return to text

      17. Cfr. Gonis, P.Oxy. LXVII 4615, comm. a r. 4 ἀπὸ . . . ἐπάρχων (p. 237) con bibliografia.return to text

      18. Cfr. Gascou, op.cit. (sopra, n. 2) 62 con n. 345.return to text

      19. I due sembrano invece in buoni rapporti nell'anno precedente, quando Areobindos, deluso dall'invidia degli altri due comandanti Patrikios e Hypatios, esprime l'intenzione di tornare a Costantinopoli e viene trattenuto proprio da Apion, cfr. Theophanes, AM 5997.return to text

      20. Cfr. Gascou, op.cit. (sopra, n. 2) 62 con n. 346.return to text

      21. Cfr. Gascou, op.cit. (sopra, n. 2) 62 con n. 348.return to text

      22. Cfr. n. precedente.return to text

      23. Apion potrebbe essere rimasto coinvolto nell'accusa mossa a Severus, futuro vescovo di Antiochia, di essere un seguace di Eutyches: per difendersi, egli scrisse infatti un'opera che dedicò ai patrizi Apion e Paulos, cfr. Mazza, op.cit. (sopra, n. 3) 56 con n. 44. Gascou, op.cit. (sopra, n. 2) 62, n. 347 vede nella dedica piuttosto un indizio del fatto che Apion godesse di grande credito presso la corte di Anastasios. return to text

      24. Hist. Eccl. 137 e 166.return to text

      25. A questo personaggio Sarris, op.cit. (sopra, n. 2) 420, attribuisce la paternità di Apion vir spectabilis e advocatus fisci menzionato in una costituzione imperiale del 539, cfr. PLRE III, APION 2.return to text

      26. Cfr. Gascou, op.cit (sopra, n. 2) 63 con n. 350 e Mazza, op.cit. (sopra, n. 3) 56 con n. 46.return to text

      27. Cfr. Gascou, op.cit (sopra, n. 2) 63 con n. 352. Un'altra possibilità, meno probabile, è che gli imperatores debbano identificarsi con Iustinus e Iustinianus, cfr. PLRE II, s.v. Apion 2, p. 112.return to text

      28. Cfr. Palme, CPR XXIV 4 (Hermopolites; I metà del V sec.), comm. a r. 4 con bibliografia; si cfr. inoltre le testimonianze recentemente pubblicate CPR XXV 3.2 (Hermopolites (?); IV sec.) e BGU XIX 2783.2 (Hermupolis; 9 marzo 523) con i rispettivi commenti. Sullo svolgimento di cariche municipali da parte di scholastikoi cfr. A. Claus, Ὁ Σχολαστικός (Diss. Colonia 1965) 103–17; sul ruolo degli scholastikoi, consiglieri e segretari nella chiesa, cfr. T.M. Hickey, "A Fragment of a Letter from a Bishop to a Scholastikos," ZPE 110 (1996) 127–131, in particolare 127–128. Che uno scholastikos potesse appartenere all'aristocrazia terriera dimostra p.es. P.Bingen 129 (Oxyrhynchos; 10 [?] luglio 501), dove uno di essi viene definito γεουχῶν (rr. 1–6) e dà in affitto una casa ad un singularios dell'ufficio del praeses.return to text

      29. Similmente accade per gli aggettivi λογιώτατος e ἐλλογιμώτατος, che accompagnano costantemente la carica di defensor, dal momento che essa era inizialmente legata agli ambienti retorico-giudiziari, cfr. Gascou, op.cit (sopra, n. 2) 63 con n. 353.return to text

      30. Cfr. A. Laniado, Recherches sur les notables municipaux dans l'empire protobyzantin (Parigi 2002) 223 con n. 205 e 208.return to text

      31. Cfr. G. Azzarello, "P.Oxy. XVI 2039 e la nascita della domus gloriosa degli Apioni," ZPE 155 (2006) 207–228, in particolare 207–212.return to text

      32. Cfr. Laniado, op.cit. (sopra, n. 30) 222 con n. 198.return to text

      33. Cfr. Azzarello, op.cit. (sopra, n. 31) 209–211; inoltre più avanti, n. 35.return to text

      34. Cfr. l'immagine ad alta risoluzione, disponibile in rete all'indirizzo: http://163.1.169.40/gsdl/collect/POxy/index/assoc/HASHa125/3e8e03a1.dir/POxy.v0016.n1886.a.01.hires.jpg.return to text

      35. La datazione consiste in un post-consolato, ma, a parte la formula introduttiva μετὰ τὴν ὑπατείαν, restano solo tracce del nome del (primo?) console preceduto dal gentilizio. Gli editori trascrivono questa porzione di testo come Φλ[(αουίου) ̣ ̣]ε̣[ ̣]η̣[ e sottolineano che una lettura Κ]ε̣[θ]ή̣[γου non sembra loro possibile, in quanto non si vede traccia della verticale del κ iniziale, come invece ci si aspetterebbe. Sarebbe tuttavia possibile pensare che il κ in questione non si sviluppasse in alto (ciò accade p.es. al r. 16 in π̣ε̣[ντ]ή̣κ[ο]ντ̣α̣) e per questo motivo sia andato perduto al di sotto della linea di frattura. In tal caso, tuttavia, il testo daterebbe al 505, anno in cui Apion era coinvolto nella guerra persiana e quindi non sembrerebbe probabile che assumesse l'ekdikia ad Oxyrhynchos. (A ben guardare, tuttavia, la cronaca di Ioannes Stylites lo dice ad Alessandria nel 504: che fosse tornato poi ad Oxyrhynchos e avesse assunto il munus? In tal caso si dovrebbe pensare che lo svolgesse per l'anno 504/505 piuttosto che per il 505/506, dal momento che in P.Oxy. LXVII 4615 del 3 sett. 505, Apion I viene menzionato con titoli di ben più alto grado [rr. 4–5, cfr. sopra]. Inoltre, poiché il figlio Strategios II è già almeno dal 1 ott. 497 – cfr. sopra con n. 14 – proprietario a tutti gli effetti delle terre di Oxyrhynchos, si dovrebbe pensare che il padre svolgesse il munus per conto di questi. Ma questa ricostruzione è inverosimile.). Un'altra possibilità è di interpretare la lineetta verticale di andamento lievemente obliquo verso sinistra, che sporge al di sopra della lacuna e che gli editori hanno letto come η̣̣ – ma che per questa lettera sembra troppo inclinata (mentre η è di solito dritto, cfr. p.es. più indietro sullo stesso rigo τήν, o inclinato nella direzione opposta a quella della nostra traccia, cfr. al rigo precedente in Ἰωσήφ) – piuttosto come la parte finale di una lettera del rigo superiore: quest'ultima, prolungata verso il basso, finirebbe cioè incurvandosi verso sinistra e ripiegandosi verso l'alto. Un simile ductus (ma molto più inclinato verso sinistra nella parte finale) presenta p.es. lo iota in Ἰωσήφ: se si osserva infatti il φ del rigo sottostante, si vede come il tratto obliquo che sporge a sinistra non appartenga alla lettera, ma sia la parte finale della verticale dello iota di Ἰωσήφ al rigo precedente. Dal momento che nella lacuna alla fine di questo rigo ci si aspetta la forma verbale ἐπιδέδωκα, si potrebbe pensare che la traccia lievemente obliqua al di sopra dell'ultimo rigo del testo appartenga allo ι di questa parola, la cui curva, proprio come in Ἰωσήφ, giungerebbe fino a oltre due lettere più indietro: il tratto finale dello iota prolungato di Ἰωσήφ si trova infatti in linea con l'omicron del precedente Αὐρήλιος. Se così fosse, l'unica lettera del nome del console ad essere sopravvisuta sarebbe l'ε̣, di cui si vede la parte estrema del tratto superiore. In tal modo, una data possibile sarebbe il 472, cioè dopo il consolato dell'imperatore Leo I per la IV volta e di Probinianos: il fatto che mancherebbe l'apposizione τοῦ δεσπότου ἡμῶν prima del nome del sovrano (cfr. p.es. le formule relative ai primi tre consolati riportate in CSBE2, 198–199) non farebbe difficoltà, dal momento che ciò si verifica in tutti gli altri testimoni papiracei che riportano tale datazione, cfr. CSBE2, 199. Se l'ipotesi fosse corretta, il passo sarebbe dunque da trascrivere: Φλ[(αουίων) Λ]έ̣[οντος κλπ. Sulla base della tabella che si ricava da P.Oxy. XVI 2039 (cfr. sopra con nn. 31 e 33), alla domus gloriosa non toccava in questo anno l'espletamento della riparia – un fatto con il quale ben si accorda il suo possibile coinvolgimento nello svolgimento della ekdikia. return to text

      36. B. Palme, "Strategius Paneuphemos und die Apionen," ZRG 115 (1998) 306, n. 39.return to text

      37. Il papiro presenta il nome nella forma Ἡρακλείδης, mentre in Theodoros Anagnostes è tradito Ἡρακλείδας (ed. Hansen). Il primo – con la sua variante più prossima Ἡρακλίδης – è frequente nei papiri; il secondo – con la sua variante Ἡρακλίδας – vi si trova invece solo sporadicamente, cfr. P.Med. 21 b.1 (Lykopolis; II sec. a.C. con BL VIII, 206) e P.Fay. 111.7 (Euhemereia; 13 sett. 95 o 10 maggio 96).return to text

      38. J.G. Keenan, "The Names Flavius and Aurelius as Status Designations in Later Roman Egypt," ZPE 11 (1973) 33–63 e 13 (1974) 283–304.return to text

      39. Per un esempio all'interno persino di uno stesso testo cfr. P.Oxy. LXVII 4602 (28 ott. – 26 nov. 361) con comm. a r. 4.return to text

      40. Cfr. rispettivamente P.Rein. II 92.6–7 (27 marzo – 25 apr. 393, cfr. BL VII 169 e, recentemente, N. Gonis, "Notes on Miscellaneous Documents III," ZPE 159 [2006] 270) e P.Oxy. VII 1033.3 (18 ott. 392); egli è forse da identificare con il Flavios (?) Paulos, curator civitatis di Oxyrhynchos menzionato in PSI X 1108.3 (2 sett. 381, cfr. BL VII, 239 e, da ultimo, Gonis, "Two new Arsinoite curatores civitatis?," ZPE 137 [2001] 221 con n. 3). In questo senso mi sembra possibile che l'ekdikos Klaudios Hermias menzionato in P.Oxy. XLIV 3195.27 del 14 giugno 331 sia da identificare con Fl. Hermias che svolgerà la carica di logistes per l'anno successivo, cfr. PSI VII 767.3 e 8 del 7 (?) nov. (?) 331 (cfr. BL VIII 401 e IX 317); P.Oxy. XII 1426.3 e XLIII 3127.3 (entrambi del 332), cfr. già P.Oxy. LIV.226–27 (spec. 226), s.v. "Flavius Hermias," dove viene tuttavia preferita per il logistes un'altra identificazione. return to text

      41. B. Palme, "Die riparii des Dorfes Aphrodite," in H. Heftner and K. Tomaschitz (edd.), Ad fontes! Festschrift für Gerhard Dobesch zum fünfundsechzigsten Geburtstag (Vienna 2004) 842–847. return to text

      42. Keenan, op.cit. (sopra, n. 38) 51 con n. 81 e 13 (1974) 292 con n. 175. return to text

      43. "Six Small Byzantine Papyri from the Duke Collection," BASP 37 (2000) 72–73, comm. a r. 3.return to text

      44. Op.cit. (sopra, n. 1) 177–178 con n. 21, 27.return to text

      45. A questa interpretazione non mi sembra faccia difficoltá il fatto che il fratello Strategios porti il gentilizio Flavios sin dalla prima testimonianza. È possibile infatti che in Herakleopolites, dove Herakleides abita, a differenza che in Oxyrhynchites, dove abita Strategios, il legame onomastico con il nonno Septimios, del quale Herakleides forse ha ereditato persino i beni (cfr. sotto), fosse particolarmente sentito. return to text

      46. Si tratta rispettivamente di P.Rain. Unterricht 63.44–45 con BL X, 131 (intorno al 420); 95.13–14 e 33 con BL X, 131 (dopo il 430, forse 434/5, cfr. Palme, CPR XXIV, 57); P.Vindob. inv. G. 10851 (dopo il 439; B. Palme, "Flavius Flavianus – Von Herakleopolis nach Kostantinopel?" BASP 45 (2008) 163–167); 56.3(?)–4 P.Rain. Unterricht 8–9 e 10 (?); 81.32–33; 96.1–2 (cfr. B. Palme, "Fl. Olympios, der 'kaiserliche Hofrat'," in F. Beutler e W. Hameter [edd.], "Eine ganz normale Inschrift" ... und Ähnliches zum Geburtstag von Ekkehard Weber [Vienna 2005] 464), 6–9(?) e 11; 103, 9 (tutti del V sec., cfr. Palme, CPR XXIV, 57, n. 8) e di CPR XXIV 8.1–2, CPR XXIV 9 nonché di P.Vindob. inv. G 30144 e 35278a (Palme [2008], op.cit., 158–163 e 168–169) (metà del V sec.): di essi P.Rain. Unterricht 95 e CPR XXIV 8 presenterebbero una scrittura simile a quella di P.Bingen 135, cfr. Palme, CPR XXIV 8, 57–58. Sulla possibilità che CPR XXIV 9 si riferisca piuttosto all'omonimo figlio di questo personaggio, cioè a quello menzionato in P.Bingen 135 cfr. Gonis, op.cit. (sopra, n. 1) 177, n. 22 e Palme (2008), op.cit., n. 27. Al dossier apparterrebbe anche SPP XX 108, a 900 rispetto al testo principale (V sec.), cfr. BL IX, 345 e Palme, CPR XXIV, 57, n. 8. Sulla possibilità che anche P.Rain.Unterricht 57 appartenga al dossier cfr. Palme (2008), op.cit. (sopra, n. 28).return to text

      47. Cfr. per il titolo di clarissimus P.Rain.Unterricht 63.44; 95.14 e 33; 96.1–2 e 9 (?); 103.9 con BL X, 131 e CPR XXIV 8.1; per spectabilis forse (cfr. sopra, n. 46) CPR XXIV 9.1 e forse P.Vindob. inv. G 10851, 2 (op.cit. [sopra, n. 46]); per comes/ex comite primi ordinis P.Vindob. inv. G 10851, 2–3; CPR XXIV 8.1 e forse 9.1–2 (cfr. sopra, n. 46); per (comes) sacri consistorii CPR XXIV 8.1 e P.Vindob. inv. G 35278a, 1 (op.cit. [sopra, n. 46]); per γεουχῶν/γεοῦχος P.Rain.Unterricht 63.45 con BL X, 131; 95.33; 96.1–2; CPR XXIV 8.2 e forse 9.2; per e praetoribus/e praetore P.Rain.Unterricht 63.45 e 96.1–2; per e consularibus P.Rain.Unterricht 96.6–8; per e praeside P.Rain.Unterricht 95.14 e 33.

        Sembra ben probabile che il titolo di praetor, attestato raramente in Egitto e riferito probabilmente alla carica di pretore di Costantinopoli, sia autentico e così anche gli altri gradi indicati negli esercizi cfr. Palme, CPR XXIV 8.57–58 con n. 10 nonché; id., (sopra, n. 46) 464–65; inoltre, più avanti. Sulla possibilità che Flavianos fosse un praeses della Thebais, cfr. D. Hagedorn, "Bemerkungen zu Papyri: 70. MPER XV 103," Tyche 7 (1992) 228. Che egli sia da identificare con il praeses dell'Arcadia menzionato in CPR XXIV 17, viene escluso dall'editore, che data quest'ultimo testo all'inizio del VI sec. La datazione si basa sulla presenza nel papiro dell'espressione ἡ Ἀρκάδων ἐπαρχία, che secondo Palme entra in uso solo intorno all'anno 500. Tuttavia, come ha sottolineato Gonis in "Three Notes on Governors of Byzantine Egypt," ZPE 132 (2000) 180, n. 6, la formula è attestata già all'inizio del V sec. Di conseguenza, non è impossibile che CPR XXIV 17 sia da retrodatare (cfr. le osservazioni paleografiche dell'editore, ibid., p. 111, che supportano una datazione al V sec.) e che il praeses lì menzionato sia da identificare con il Fl. Flavianos degli esercizi di scrittura e di CPR XXIV 8 e 9. Come sottolinea Gonis (op.cit. [sopra, n. 1] 177, n. 21), non c'è invece alcun indizio (a parte l'omonimia) di una possibile relazione tra questo personaggio e il Fl. Flavianos figlio di Agathinos, cui è indirizzato il contratto d'affitto di un immobile P.Oxy. XVI 1957.3 del 28 marzo 430. return to text

      48. Cfr. per vir clarissimus P.Rain.Unterricht 95.33 e SB XXII 15587 (cfr. Palme 2008, op.cit. [sopra, n. 46] n. 29); per vir clarissimus e e praetoribus e P.Rain.Unterricht 96.1–2 (cfr. anche Palme, [sopra, n. 46] 464–465) e P.Vindob. inv. G 35278a, 1–2 (op.cit. [sopra, n. 46]) nonché forse P.Vindob. inv. G 10851, 2–4 (cfr. Palme 2008, op.cit. [sopra, n. 46] 164) mentre in P.Rain. Unterricht 103.9 è definito solo come "fratello" di Flavianos e in 95.14 nonché 56.8–9 la relazione di parentela non si evince. Ptolemaios è poi forse menzionato in un documento della collezione viennese proveniente dall’Herakleopolites, P.Vindob. inv. G 41392 (G. Azzarello, "Petizione di un carcerato al προκουράτωρ dello zio (?) di Fl. Apion I," in H. Knuf, Ch. Leitz, D. von Recklinghausen [curr.], Honi soit qui mal y pense. Studien zum pharaonischen, griechisch-römischen und spätantiken Ägypten zu Ehren von Heinz-Josef Thissen. OLA 194 (2010 [in stampa]), dove porta il titolo di clarissimus (r. 2).return to text

      49. Op.cit. (sopra, n. 1) 177, n. 20.return to text

      50. Ringrazio Bernhard Palme che ha intrapreso per me l'analisi paleografica sull'originale: la scrittura, una tipica "Geschäftsschrift" caratterizzata da lunghe aste verticali che si estendono al di sopra e al di sotto del rigo in lettere come κ, ε, ρ, η (quest'ultima con la forma di una "h" latina), troverebbe paralleli in BGU II 609 del 12 nov. 441 o 442 (cfr. BL VIII, 30 e P.Oxy. LXVIII 4688, comm. a r. 2; immagine p.es. in W. Schubart, Papyri Graecae Berolinenses [Bonn 1911] Taf. 42 b) e P.Wisc. I 10 del 10 ott. 468 (immagine ibid., Pl. IV). Ad una datazione di SPP XX 146 alla metà del V sec. non si oppone la menzione, nel testo, di un protokometes (rr. 5–6) né di monete definite ὀβρυζιακά (r. 9), cioè ad uno standard di 23 keratia invece che di 24 (cfr. K. Maresch, Nomisma und Nomismatia. Pap.Col. XXI [Opladen 1994] 26–28), dal momento che sia la carica che lo standard monetario occorrono nei testi del V sec., cfr. rispettivamente P.Rain. Cent. 123.8 (15–23 giugno 478) e P.Harrauer 49.15 (V sec. con A. Papathomas, "Textkritische Bemerkungen zu einem griechischen Geschäftsbrief," ZPE 136 [2001] 177).return to text

      51. Cfr. sopra, n. 35.return to text

      52. Per questa e per la precedente datazione cfr. sopra con n. 35.return to text

      53. Cfr. sopra, p. 45.return to text

      54. Cfr. sopra, n. 8.return to text

      55. Cfr. sopra, n. 9.return to text

      56. Cfr. sopra, n. 12.return to text

      57. Cfr. sopra, n. 14.return to text

      58. Cfr. sopra, n. 16.return to text

      59. Cfr. sopra, n. 21.return to text

      60. Cfr. sopra, n. 26.return to text

      61. Considerato che tra il 506 e il 523 non ci sono pervenuti papiri riguardanti la famiglia degli Apioni (cfr. sopra con n. 23) è possibile che ciò si sia verificato già intorno al 510/511: a partire da questo anno, infatti, la parte di responsabilità municipale della domus gloriosa ad Oxyrhynchos, sembra aumentare del 50%, mentre quella della casata di Leontios sembra diminuire della stessa percentuale, cfr. la nuova ed. di P.Oxy. XVI 2039, op.cit. (sopra, n. 31) 210–211, n. 8.return to text